Scritto il: 09-12-2008
Oggetto: BREVETTO EUROPEO - ENTRATA IN VIGORE DELL’EPC 2000
In data 13 dicembre 2007 è entrata in vigore la ratifica dell’atto di revisione della Convenzione sui Brevetti Europei, risalente al 5 ottobre 1973: tale revisione era stata iniziata nel 2000 e si è concretizzata nel testo detto "EPC 2000". La modifica si è resa necessaria per una serie di ragioni, in particolare per l’adeguamento alle procedure più flessibili degli accordi TRIP’s sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà industriale, per lo sveltimento di alcune procedure e per la riorganizzazione del lavoro di diversi settori dell’EPO — Ufficio Europeo dei Brevetti. I punti più salienti riguardano le modalità del deposito e il diritto di priorità. La domanda di brevetto può essere depositata in qualsiasi lingua, cui farà seguito, in un momento successivo, la traduzione in una delle tre lingue ufficiali (tedesco, inglese, francese): è previsto anche il deposito successivo delle parti mancanti della descrizione e dei disegni. La rivendicazione della priorità di una domanda di brevetto depositata nei dodici mesi denti può essere fatta da un numero di richiedenti allargato ai residenti degli stati membri del WTO (World Trade Organization), mentre prima era riservata solo ai residenti negli stati membri della Convenzione di Parigi.
Alla data del deposito non è prevista la dichiarazione di priorità, che può essere presentata e corretta entro sedici mesi dalla data di priorità stessa. Non è necessaria la traduzione dei documenti di priorità in una delle lingue ufficiali dell’EPC.
E’ stata introdotta ufficialmente la ricerca di anteriorità (prima era adottata solo come prassi) ed è stata semplificata la procedura di opposizione al rilascio del brevetto.
EUROPEAN PATENT – ENFORCEMENT OF THE EPC 2000
The ratification of the review act of the European Patent Convention, dating back to October 5th, 1973, became effective on December 13th, 2007: the review, which began in 2000, resulted in the text called "EPC 2000". The amendments were necessary for several reasons, in particular for adjusting to the more flexible procedures of the TRIP agreements regarding the commercial aspects of industrial property rights, for simplifying certain procedures and for reorganising the work of various departments of the EPO (European Patent Office). The key points relate to the filing methods and the priority right. A patent application may be filed in any language, followed at a later date by a translation into one of the three official languages (German, English or French): missing parts of the description and drawings may also be filed at a later time. The priority claim of a patent application filed during the previous twelve months may be made by a greater number of applicants, including residents of the WTO (World Trade Organization) member states, whereas beforehand it was only open to residents of a Paris Convention member state.
The priority statement is not required on the filing date, and can be submitted and amended within sixteen months from the priority date. The translation of the priority documents in one of the official EPC languages is not required.
The prior art investigation (hitherto only adopted as an accepted practice) has been officially introduced, and the procedure for appealing against the issue of a patent has been simplified.
Scritto il: 09-12-2008
Oggetto: QUALCHE DATO SUI BREVETTI D’INVENZIONE IN ITALIA
E’ noto che l’Italia non primeggia fra i Paesi che destinano risorse finanziarie alla ricerca e all’innovazione: tuttavia, secondo quanto risulta da uno studio apparso di recente sulla stampa specializzata, la situazione non sembra apparire cosi’ negativa.Come riportato da II Sole 24 Ore del 25.9.2008, nel periodo 1995-2004 risulta che sono state brevettate e registrate 28000 invenzioni. Milano, con 5500 brevetti, rappresenta il 20% del totale e con Torino, Bologna, Roma e Firenze, tale percentuale sale al 41%.I settori trainanti sono la meccanica e l’alta tecnologia: la prima comprende il 31% delle brevettazioni, la seconda comprende il comparto farmaceutico (8% del totale) e quello degli apparecchi biomedicali (5%). Quest’ultimo, nel periodo 2000 — 2004, ha avuto una significativa crescita del 31%. L’alta tecnologia ruota principalmente attorno ai poli universitari: in proposito e’ stato rilevato un tasso medio annuo del 40% di crescita dei brevetti nel periodo 2005 — 2007 presso il Politecnico di Milano. Infine, dai dati rilevati nel periodo 1995 — 2004, relativi alle domande di brevetto italiane depositate presso EPO, risulta che la Lombardia e’ leader in Europa nel settore meccanico.
A FEW DATA ON INVENTION PATENTS IN ITALY
It is a well-known fact that Italy is not among the leaders when it comes to investing in research and innovation: however, according to a survey recently published in the specialised press, the situation does not seem to be too bad. As reported in II Sole 24 Ore on 25.9.2008, 28,000 inventions were patented and filed between 1995 and 2004. With 5,500 patents, Milan represents 20% of the total, a percentage which rises to 41% if we include Turin, Bologna, Rome and Florence. The leading fields are mechanics and high technology: 31% of patents belong to the first sector while the second one includes pharmaceuticals (8% of the total) and biomedical equipment (5%). This last field experienced significant growth of 31% between 2000 and 2004. High technology mainly rotates around universities: the Milan Polytechnic recorded an average annual growth rate of 40% for patents between 2005 and 2007. Finally, the data for 1995 — 2004 in respect of Italian patent applications filed at the PEPO show that Lombardy is the European leader in the mechanical field.
Scritto il: 09-12-2008
Oggetto: DOMANDA DI BREVETTO PER INVENZIONE INDUSTRIALE - RICERCA DI ANTERIORITA’
Con decreto del Ministero per lo Sviluppo Economico in data 27 giugno 2008, pubblicato sulla G. U. del 2 luglio 2008, è stata istituita una significativa forma di garanzia per i titolari di domande italiane di brevetto per invenzione industriale, consistente nella ricerca di anteriorità. Lo scopo dell’innovazione in questione è quello di verificare lo stato dell’arte, attraverso l’esame di tutta la documentazione preesistente volta a stabilire l’esistenza o meno dei requisiti fondamentali dell’invenzione, ossia la novità, l’attività inventiva e l’industrialità. L’Ufficio Europeo dei Brevetti è incaricato di effettuare la ricerca di anteriorità sulle domande di brevetto per invenzione industriale depositate presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi (UIBM) a partire dal 1 luglio 2008. Il decreto disciplina le varie procedure in materia: in particolare è prevista la redazione di un rapporto di ricerca da parte dell’EPO, che viene trasmesso all’UIBM, il quale lo porta a conoscenza del titolare della domanda; questi viene così messo in grado di valutare se proseguire o meno verso la concessione del brevetto stesso.
PATENT APPLICATION FOR INDUSTRIAL INVENTION – PRIOR ART INVESTIGATION
The Ministry of Economic Development decree dated June 27th, 2008, published in the Official Gazette of July 2nd, 2008, established an important form of guarantee for the holders of Italian patent applications for industrial invention, consisting of the prior art investigation. The purpose of this innovation is to verify the prior art by examining all the existing documentation, in order to determine the existence of the fundamental requirements of the invention: novelty, inventive activity and industriality. The European Patent Office is responsible for conducting prior art searches for patent applications for industrial invention filed at the Italian Patent and Trademark Office (IPTO) as of July 1st, 2008. The decree regulates the various procedures on this issue: in particular, the EPO is required to publish a research report which is sent to the IPTO to be submitted to the patent holder, who can then decide whether to continue with the patent issue procedure.
Scritto il: 28-01-2008
Oggetto: “A MILANO IL NUOVO CENTRO INTERNAZIONALE DI RICERCA SULLA PROPRIETA’ INTELLETTUALE E SULLA CONCORRENZA (C.E.P.I.C.)” *°*°*° “IN MILAN THE NEW INTERNATIONAL RESEARCH CENTRE ON INTELLECTUAL PROPERTY AND COMPETITION (C.E.P.I.C.)” – a cura dei nostri uffici
Il 16 Marzo 2007, presso l’ Università degli Studi di Milano, è stato inaugurato il CEPIC. Sotto la presidenza del Prof. Giuseppe Sena e la direzione dei Proff.ri Paola Frassi e Gustavo Ghidini, il centro si occuperà attivamente di tutto il ventaglio dei diritti di proprietà intellettuale nonché della concorrenza sleale. Particolare attenzione verrà riservata all’ approfondimento del diritto internazionale, della politica e dell’ economia dei paesi in via di sviluppo, dell’ innovazione tecnologica. Il CEPIC di Milano opererà in stretta collaborazione con l’ “Osservatorio di proprietà intellettuale, concorrenza e comunicazioni” (OPICC) presso l’ Università LUISS di Roma (fonti : www.sisuni.unimi.it ; http://innovazione.blogsfere.it). *°*°*° CEPIC opened on March 16, 2007, at the Università degli Studi di Milano, in Milan. Under the chairmanship of Prof. Giuseppe Sena and the management of Professors Paola Frassi and Gustavo Ghidini, the centre will actively deal with the full range of intellectual property rights, as well as with unfair competition. Special attention will be dedicated to the amplification of International Law, Politics and Economy of developing countries, technological innovation. CEPIC, based in Milan, will work in close so-operation with the “Observatory of intellectual property, competition and communications” (OPICC) at the Rome LUISS University (sources: www.sisuni.unimi.it ; http://innovazione.blogsfere.it)
Scritto il: 28-01-2008
Oggetto: “BREVETTO: CUI PRODEST ?” *°*°*° “PATENT: CUI PRODEST ?” – a cura dei nostri uffici
Fino a ieri, sul campo di battaglia dei brevetti cadevano perlopiù i piccoli inventori. Era il destino di tante persone fisiche o piccole società, naturalmente prive delle risorse finanziare da impiegare in lunghe e onerose contese giudiziali contro le grandi società internazionali. Ma il vento, si sa, prima o poi cambia . E ora anche i potenti hanno motivo di dolersi. Tre sono i fenomeni che stanno scuotendo il settore USA della proprietà industriale, e che certo si estenderanno in Europa: 1. l’ ammontare crescente di invenzioni coperte da brevetto; 2. le pseudo-invenzioni ; 3. le società chiamate “patents trolls”. Tre fenomeni solo apparentemente distinti, ma in realtà interconnessi e formanti una miscela esplosiva. Vediamoli ora in dettaglio i tre punti.
1.) La diffusa conoscenza giuridica e le legittime aspettative economiche portano sempre più inventori a depositare i propri trovati. A ciò si aggiunga l’ apertura della Suprema Corte statunitense sulla brevettabilità del software (anno 1981). Ed ecco che i brevetti (all patents /all types : design, plant, and reissue patents, defensive publications, and statutory invention registrations, etc.) di provenienza ESTERA concessi negli Stati Uniti negli ultimi 20 anni sono passati dai 77.041 del 1986 ai 196.436 del 2006; e i brevetti (all patents /all types: design, plant, and reissue patents, defensive publications, and statutory invention registrations, etc) di provenienza INTERNA concessi negli Stati Uniti negli ultimi 20 anni sono passati dai 42.177 del 1986 ai 102.267 del 2006 (fonte : www.uspto.gov). Si tratta di un crescita intensa e a progressione lineare.
2.) La mole di brevetti risente anche delle maglie non proprio strette del sistema legislativo e dell’ apparato amministrativo, oberato da migliaia di domande di brevetto: non di rado la privativa è stata concessa a trovati ovvi o minimali, carenti di altezza inventiva o reale novità . Paradigmatico, in questo senso, è il brevetto Microsoft sul “doppio click”; ma pure certi brevetti su metodi commerciali per aste su internet (Vd. ad es. il caso “Price-line.com”). La giusta intenzione di regolamentare il settore informatico in piena espansione tecnologica e commerciale, si è tradotta in una valanga di brevetti per “pseudo-invenzioni”, i quali hanno di fatto danneggiato lo sviluppo e alimentato la litigiosità fra le majors del settore IT.
3.) In fine, le così dette “patent trolls” (“rastrella brevetti”) sono società che acquistano brevetti non per utilzzare le tecnologie incorporate, bensì al fine esclusivo di lucrare tramite azioni di riscarcimento per “patent infringement” . La mole di brevetti, spesso inattuati, giacenti nei Patent Offices - il fenomeno delle pseudo-invenzioni – l’ attività delle “patent trolls”, hanno fatto precipitare le grandi corporates americane in un vortice di cause legali dal costo annuo complessivo pari a quasi 5 miliardi di dollari. Il Parlamento americano sta studiando nuove norme che limiteranno le invenzioni brevettabili e porranno un freno alle azioni di risarcimento “piratesche”. Ci si augura che l’ UE prenda analoghi provvedimenti legislativi prima che il fenomeno si presenti anche in Europa. *°*°*° Till yesterday, mainly small inventors used to fall on the battlefield of patents. That was the doom of many natural persons or small companies which do not generally avail of the financial resources to be used in long and burdensome proceedings for disputes against big international companies. But everybody knows that the wind will sooner or later change its blowing direction. And now even powerful companies have good reason to mourn. Three are the phenomena that are shaking the US field of industrial property, which will certainly reach Europe: 1. an increasing amount of inventions protected by patents; 2. pseudo-inventions ; 3. companies called “patents trolls”. These three phenomena are only apparently separated. They are actually interconnected and make up an explosive mix. Let us analyze more closely these three points:
1.) The widespread juridical knowledge and the legitimate financial expectations are leading an increasing number of inventors to register their inventions. This is to be added to the fact that the U.S. Supreme Court opened up to software patentability (year 1981). The result was that patents (all patents /all types : design, plant, and reissue patents, defensive publications, and statutory invention registrations, etc.) of FOREIGN origin granted in the U.S. in the last 20 years soared from 77.041 in 1986 to 196.436 in 2006; and patents (all patents /all types: design, plant, and reissue patents, defensive publications, and statutory invention registrations, etc) of DOMESTIC origin granted in the United States in the last 20 years moved from 42.177 in 1986 to 102.267 in 2006 (source: www.uspto.gov). It is an intense and linearly progressive growth.
2.) The amount of patents is also affected by the meshes (not very tight) of the law system and the administrative machinery, which are burdened by thousand patent applications: the property right has not rarely been granted to inventions that were obvious or minimal, lacking inventive depth or real novelty. Paradigmatic, in this sense, is the Microsoft “double click” patent; but also some patents on commercial Internet auctioning methods (e.g. the “Price-line.com” case). The fair intention to regulate the IT industry, full expanding both technologically and commercially, has turned into an avalanche of patents for “pseudo-inventions”, which have actually damaged development and fed contentiousness among the leading company of the IT industry.
3.) Finally, the so-called “patent trolls” are companies that purchase patents not because they mean to use the technologies contained therein, but only and exclusively because they want to make money out of claims for damages ensuing from ”patent infringements”. The large number of patents, often not used, lying with Patent Offices – the phenomenon of pseudo-inventions – that is, the business of “patent trolls”, have caused the big American corporates to take numberless legal actions totalling a yearly cost of almost 5 billion dollars. The U.S. Parliament is studying new regulations to limit patentable inventions and cut down “pirate” claims for damages. Our wish is that the EU takes similar legal measures before the phenomenon appears in Europe as well.
Scritto il: 28-01-2008
Oggetto: “COSMETICI: LA COMMISSIONE UE CHIEDE PIU’ TRASPARENZA” *°*°*° “COSMETICS: THE UE COMMISSIONE ASKS FOR MORE TRANSPARENCY” – a cura dei nostri uffici
La direttiva 76/768/CEE e sue successive modificazioni e integrazioni (in particolare la direttiva 2003/15/CE) già stabilivano il diritto per il cittadino di chiedere alla ditta produttrice informazioni riguardo gli ingredienti contenuti in un cosmetico e i loro possibili effetti collaterali . Nonostante ciò il diritto all’ informazione era poco conosciuto e, di fatto, praticamente inattuato. A fine 2006 la Commissione europea ha preso una decisione in accordo con gli Stati Ue e con l’ industria cosmetica. Gregor Kreuzhuber, portavoce del commissario europeo all’ industria Gunter Verheugen, ha ribadito che per i cosmetici disponibili sul mercato europeo, siano essi prodotti nella Ue o in un Paese terzo, le ditte del settore devono fornire ai consumatori che lo desiderino tutti i dati riguardanti la qualità e la quantità degli ingredienti contenuti e la frequenza e il tipo di effetti possibili sulla salute umana. (...) Tutto questo senza portare pregiudizio al segreto commerciale o ai diritti di proprietà intellettuale. La Commissione ha voluto precisare che la disposizione è immediatamente operativa. Rispetto al passato, la novità per i consumatori europei risiede nell’ OBBLIGATORIETA’ della risposta che deve giungere “IN TEMPI RAGIONEVOLI” da parte dei produttori ai consumatori che ne faranno richiesta (fonte: ANSA). Segnaliamo che su internet è disponibile un apposito spazio (European Directory Of Public Access / www.european-cosmetics.info) promosso dalla European Cosmetic Toiletry and Perfumery Association (Vd. www.colipa.com) che fornisce tutte le indicazioni utili affinché il cittadino possa prendere diretto contatto con le singole ditte del settore cosmetico. *°*°*° Directive 76/768/EEC and its later amendments and additions (namely, directive 2003/15/EC) already established the citizen’s right to ask the manufacturer for information regarding the ingredients contained in a cosmetic product and their possible side-effects. In spite of that, this information right was little known and, as a matter of fact, virtually not applied. At the end of 2006 the European Commission made a resolution in accord with the Eu member countries and the cosmetic industry. Gregor Kreuzhuber, the spokesman of the European Industry Commissioner Gunter Verheugen confirmed that as regards cosmetics available on the European market, whether they are produced within the Eu or in a third Country, the firms of this sector shall provide consumers who want it all information concerning the quality and quantity of the ingredients that are found therein along with frequency and the possible effects on the human health. (...) All the foregoing without conflicting with commercial confidentiality or intellectual property rights. The Commission wanted to specify that this provision is immediately enforced. Compared tot he past, the news for European consumers stands in the COMPULSORINESS of the answer, which manufacturers shall provide to the demanding user 'WITHIN A REASONABLE TIME” (source: ANSA). We wish to make known that on the Internet a special area (European Directory Of Public Access / www.european-cosmetics.info) promoted by the European Cosmetic Toiletry and Perfumery Association (see www.colipa.com) is available, which provides all useful information so that the citizen can directly come into contact with the individual manufacturers of the cosmetic product field.
Scritto il: 28-01-2008
Oggetto: “LA CESSIONE DEL MARCHIO QUALE AUTONOMO BENE AZIENDALE OVVERO NELL’AMBITO DI UNA CESSIONE DI RAMO DI AZIENDA” *°*°*° “ASSIGNMENT OF TRADEMARKS AS AN INDEPENDENT CORPORATE ASSET OR WITHIN THE CONTEXT OF A CORPORATE BRANCH TRANSFER” – a cura dei nostri uf
Ipotizziamo che una società (Alfa) , al fine di ripianare i propri bilanci, ceda a una società controllata (Beta), il proprio marchio, magari con un contratto che le garantisca di rientrarne in possesso dopo un certo numero di anni (Es. lease-back). Caduto l’ originario divieto di trasferimento del marchio separatamente dall’ azienda (vedasi, a riguardo, l’ art. 83 D.Lgs n. 480 del 1992, in attuazione della Direttiva CEE 104/1988), l’ operazione può configurasi come cessione di autonomo bene aziendale immateriale, con il solo limite che essa non ingeneri inganno “in quei caratteri dei prodotti o servizi che sono essenziali nell’ apprezzamento del pubblico (...)” (art. 23, comma 4° c.p.i). In questo caso, la cessione del marchio è soggetta ad IVA (ex art. 3, comma 2° del D.P.R. n. 633 del 1972 , che assimila alle prestazioni di servizi, ed assoggetta ad IVA, le cessioni onerose relative a marchi e insegne), nonché all’ imposta “fissa” di registro, di modesta entità e indipendente dal valore della transazione. Si aggiunga che, se gli introiti derivanti dalla cessione del marchio mascherassero un dissesto finanziario della società cedente, l’ operazione potrebbe motivare l’ intervento di particolari organismi pubblici di controllo (es. Consob – Covisoc – etc. : Vd. “LA COVISOC E LA VALORIZZAZIONE DEL MARCHIO CALCISTICO”, Blog&News, 27.12.06). In alternativa alla cessione “tout court” del marchio, la società Alfa potrebbe pensare di trasferire il proprio marchio alla società Beta tramite un contratto di “cessione di ramo di azienda”. Ai sensi dell’ art. 2, 3° comma del citato D.P.R. n. 633, le cessioni e i conferimenti di azienda NON sono assoggettati all’ IVA. Tali operazioni, che trasferiscono in tutto o in parte l’ azienda, sono invece soggette all’ imposta “proporzionale” di registro in percentuale sul valore della transazione. Qualora la transazione fosse di valore elevato, l’ imposta “proporzionale” di registro inciderebbe non poco. Riesaminando meglio la seconda opzione (trasferimento del marchio con parte dell’ impresa) si profilano rilevanti incertezze giuridiche. Tre sono le questioni dibattute in dottrina e giurisprudenza: 1. La cessione del marchio può configurare la fattispecie legale di cessione di ramo di azienda? ; 2. Qualora il marchio sia trasferito tramite una cessione di ramo aziendale, è proprio vero che l’ IVA non è dovuta? 3. La cessione di ramo di azienda è davvero soggetta all’ imposta di registro ?. Su questi punti sono intervenute disposizioni di legge e pronunce giurisdizionali contraddittorie . Per quanto riguarda il RAMO D’ AZIENDA (punto 1.) la recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 5716 del 12 Marzo 2007, afferma che il trasferimento di uno o più marchi d’ impresa,
quand’ anche di particolare rilievo internazionale e valore economico, non configura un trasferimento di “ramo di azienda”. E ciò, ci pare di intendere, neppure nel caso che insieme ai marchi venga trasferita una struttura organizzativa finalizzata alla gestione e valorizzazione degli stessi. Secondo la Corte vi sarebbe cessione d’ azienda, o di ramo di azienda, solo quando il trasferimento fosse finalizzato e idoneo a migliorare la gestione e l’ organizzazione della società cessionaria. Tale ipotesi si realizzerebbe soltanto con il trasferimento di un complesso di beni organizzati unitariamente verso uno specifico fine produttivo. Come si vede, questa pronuncia della Corte di Cassazione ripropone un concetto tradizionale e formalista di impresa, e disconosce, quasi fosse una entità effimera,
l’ autonomo valore strategico, gestionale e produttivo del marchio . Per quanto riguarda il PAGAMENTO DELL’ IVA (punto 2.) alcune sentenze, contrariamente all’ orientamento prevalente, hanno affermato l’assoggettamento ad IVA della cessione del marchio pur se operata entro la cessione di azienda o di ramo di azienda: si tratterebbe di un negozio “complesso”, per cui andrebbe pagata l’ IVA per il trasferimento del marchio ed anche l’ imposta proporzionale di registro per la cessione d’azienda (Corte Cass., sez. trib., sent. 26/03/2003 n. 4452 ; Corte Cass. sent. 01/04/2003 n. 4974). A nostro avviso tale impostazione è stata definitivamente smentita dalla “Corte di Giustizia delle Comunità Europee”, la quale, con la successiva sentenza del 27/11/2003 n. C-497/01, ha chiaramente escluso da una separata tassazione IVA la cessione di marchio trasferito con il complesso aziendale o parte di esso. Dello stesso avviso parte autorevole della dottrina : Silvio d’ Andrea, Rivista di diritto industriale, Giuffré, anno LIII – n. 4-5, pp. 246-257; interventi di R. Lupi e D. Stevanato, Dialoghi di diritto tributario, n. 1/2003; P. Russo – F. Padovani, Rass. Trib., n. 2/2004. Infine, relativamente all’ IMPOSTA DI REGISTRO (punto 3.) va ricordato che, da decenni, la normativa europea è orientata, per le operazioni societarie c.d. straordinarie, alla riduzione e uniformizzazione delle imposte di registro nazionali, fino alla esclusione di ogni imposta in ipotesi particolari . In particolare, l’ art. 7, par. I, della direttiva CEE n. 335 del 17/7/1969 stabiliva per i conferimenti societari un’ imposta ordinaria compresa tra l’ 1% e il 2 % (lettera a.), imposta che diminuiva tra lo 0,5% e l’ 1% (lettera b.) per il caso il conferimento avesse ad oggetto la totalità del patrimonio aziendale ovvero un sua parte (ramo d’ azienda). Successivamente, la direttiva CEE n. 73/80 del 09/04/1973 fissò l’ imposta ordinaria nella misura dell’ 1% e abbassò l’ imposta ridotta ad un “range” tra lo 0% e l’ 0,5%. In fine, la direttiva CEE n. 85/303 del 10/06/1985 eliminò del tutto l’ imposta ridotta di registro, stabilendo la non imponibilità fiscale dei trasferimenti di impresa o rami di impresa. L’Italia si è solo parzialmente adeguata a queste norme europee. Il Testo Unico dell’ imposta di registro, introdotto con il D.P.R. n. 131 del 26/04/1986, impone il pagamento di un’ imposta unica dell’ 1% per i conferimenti di beni mobili, e mantiene aliquote variabili per le altre ipotesi di conferimenti (immobili, cessioni aziendali, cessioni di rami di azienda, etc.). Formalmente, dunque, la cessione di ramo aziendale rimane soggetta a imposta. Ma numerose sono le pronunce in senso contrario, pronunce le quali hanno negato tale soggezione rammentando, se ce ne fosse stato bisogno, che le direttive europee sono direttamente applicabili (self-executing) negli Stati membri (Vd., in particolare, Corte Cass. n. 11464 del 2005). *°*°*° Let us suppose that a company (Alfa), in order to balance its budgets, transfers to a controlled company (Beta) its own trademark, may be through a contract that grants it will regain possession of it after a given number of years (e.g. lease-back). After the fall of the original prohibition to transfer the trademark separately from the company (on this matter, see art. 83 L. D. no. 480 of 1992 enforcing the EEC Directive 104/1988), the transaction can take the shape of an independent assignment of a corporate intangible asset, subject to the sole limitation that it should not give rise to confusion or deceit “in those characteristics of products or services that are essential for recognition by the public (...)” (art. 23, par. 4° i.p.c.). In this case, the transfer of the trademark is subjected to Value Added Tax (pursuant to art. 3, paragraph 2 of D.P.R. no. 633 of 1972, which takes in among the provision of services, and makes accountable for Value Added Tax all transfers for valuable consideration related to marks and emblems), as well as to the ”fixed” registration fee, of modest value and independent of the transaction value. It should be added that, if the proceeds from the trademark transfer covered up a financial breakdown of the transferring company, such operation could lead public inspection bodies (e.g. Consob – Covisoc – etc. : see “LA COVISOC E LA VALORIZZAZIONE DEL MARCHIO CALCISTICO”, Blog&News, 27.12.06) to intervene. As an alternative to the simple trademark transfer, the company Alfa might think of transferring its own trademark to the company Beta through a “corporate branch transfer” contract. Pursuant to art. 2, 3rd paragraph of the above-mentioned D.P.R. no. 633, corporate transfers and assignments ARE NOT accountable for Value Added Tax, whereas these operations, which transfer the whole or part of the company, are actually subject to the “proportional” registration fee, to be calculated as a per-cent value of the transaction value. In cases of high transaction values, the “proportional” registration fee would weigh quite a lot. After a deeper analysis of the latter option (transfer of trademark with a company’s branch) remarkable legal insecurities show up. Three are the questions discussed in legal theory and case law: 1. Does the trademark transfer make up a concrete legal case of corporate branch transfer?; 2. If the trademark is transferred through a corporate branch transfer, is it true that no Value Added Tax is due? 3. Is the corporate branch transfer actually subject to registration fee?. On these items conflicting legal provisions and judicial orders have intervened. As regards the CORPORATE BRANCH (item 1.), a recent judgement of the Court of Cassation, no. 5716 of March 12, 2007, states that the transfer of one or more corporate trademarks, even when featuring special international relevance and financial value, does not make up a “corporate branch” transfer. In our understanding of it, it seems that such statement applies even in cases when trademarks are transferred along with an organizational structure that is specifically aimed at managing and taking full advantage of them. According to the Court, a corporate transfer or a corporate branch transfer only takes place in cases when the transfer is purposely aimed at improving the transferring company’s management and organization. This assumption would only be fulfilled with the transfer of a group of assets that are jointly organized towards the achievement of a specific production object. As one can see, this statement of the Court of Cassation reintroduces a traditionalist and conventional idea of enterprise, and disavows the self-sufficient strategic, managerial and productive value of the trademark, almost as if it were a fleeting entity. As far as the PAYMENT OF VALUE ADDED TAX (item 2.) is concerned, some sentences, unlike the prevailing orientation, have asserted that the trademark transfer is accountable for VAT even in cases when it is performed within the frame of a transfer of a company or a corporate branch: it would be a “complex” deed, wherefore VAT should be paid for the trademark transfer, as well as the proportional registration fee for the corporate transfer (Court of Cassation., tax. sect., sent. 26/03/2003 no. 4452 ; Court of Cassation, sent. 01/04/2003 no. 4974). In our opinion, this approach has been finally disclaimed by the “Court of Justice of the European Communities” which, with the ensuing sentence dated 27/11/2003 no. C-497/01, has clearly excluded from a separate VAT taxation all transfer of trademark performed along with the transfer of the whole or part of the corporate complex. An influential part of the legal theory shares the same view: Silvio d’Andrea, Rivista di Diritto Industriale (Industrial Right Journal), Giuffré, year LIII – no. 4-5, pages 246-257; articles by R. Lupi and D. Stevanato, Dialoghi di diritto tributario (Dialogues of Tax law), no. 1/2003; P. Russo – F. Padovani, Rass. Trib. (Tax Review), no. 2/2004. Finally, as regards the REGISTRATION FEE (item 3.) it should be remembered that, for decades, the European laws have been oriented, in connection with extraordinary corporate transactions, towards the reduction and the standardization of national registration fees, up to the exclusion of all fees in special circumstances. More particularly, art. 7, par. I, of the EEC directive no. 335 of 17/7/1969 decreed for corporate assignments an extraordinary tax ranging from 1% to 2 % (letter a.), this tax falling between 0,5% and 1% (letter b.) in cases when the assignment had as its object the whole corporate property, or a part of it (corporate branch). Later on, the EEC directive no 73/80 dated 09/04/1973 set the ordinary tax to 1% and lowered the reduced tax to a 0% to 0,5% range. Finally, the EEC directive no. 85/303 of 10/06/1985 thoroughly cancelled the registration fee, thus decreeing the non-taxability of the transfers of companies or corporate branches. Italy has only partially adapted to these European laws. The Consolidation Act of the registration fee, which was introduced by D.P.R. no. 131 of 26/04/1986, decrees the payment of a 1% single tax for the assignment of movable property, and holds variable rates for the other transfer /assignment cases (immovable property, corporate transfers, transfer of corporate branches, and the like). Therefore, formally, the transfer of a corporate branch remains accountable for taxation. However, there are several judgements stating the contrary. They have denied this subjection and reminded us, if need was there, that the European directives are self-executed in member countries (see, in particular, Court of Cass. no. 11464 dated 2005).
Scritto il: 28-01-2008
Oggetto: “LA VALORIZZAZIONE DEL MARCHIO FIGURATIVO : IL CASO LEVI’S” *°*°*° “BUILDING UP THE VALUE OF A FIGURATIVE MARK: THE LEVI’S CASE” – a cura dei nostri uffici
La Levi’ s, storica produttrice americana di blue jeans che nel 1874 brevettò per prima il sistema di rinforzo delle cuciture tramite rivetti in metallo (US patent n° 139121), dal 1980 attraversa fasi alterne di crisi finanziaria fondamentalmente dovute alla pressione dei concorrenti entrati nel settore della jeanseria, sia di fascia bassa che di lusso. Un capo di abbigliamento, per quanto sia innovativo sotto il profilo estetico e tecnologico, è un prodotto “debole” e non può sorreggere un monopolio commerciale per un tempo indefinito. Se a ciò si aggiunge la mutevolezza intrinseca del comparto dell’ abbigliamento, l’ apertura dei mercati asiatici ove il costo della manodopera è irrisorio e le congiunture politico-economiche interne, ben si comprende perchè la Levi’ s , dal 1980 al 2004, abbia finito col chiudere tutti i suoi centri di produzione statunitensi (si parla di almeno un centinaio di impianti). Per riconquistare la propria leadership Levi’ s nel 1986 lancia la linea Dockers, puntando su un abbigliamento con una alta qualità in materiali e stile, a metà strada tra il casual (per il tempo libero) e il classico (per il lavoro): è un successo. Ma il comparto “denim” a marchio Levi’ s rimane altalenante e fondamentalmente in rosso. Probabilmente la dicitura “Dockers”, non immediatamente riconducibile dal pubblico al marchio Levi’ s, avrebbe dovuto essere diversamente elaborata. In un certo senso “Dockers” non ebbe un effetto trainante su “Levi’ s”. E’ forse anche per questo motivo che la nuova linea casual-chic lanciata nel 2003 è stata battezzata Levi Strauss Signature. Ora, fatta questa necessaria premessa, passiamo ad analizzare quello che abbiamo chiamato il “caso Levi’ s”. Come è stato evidenziato in un approfondimento del New York Times (January 2007) nel periodo 2001-2006 la Levi’ s è stata leader assoluta per il numero di azioni per contraffazione di marchio. Nello specifico trattasi del marchio figurativo US 1139254, registrato nel 1978, ma utilizzato di fatto da ben 133 anni : una doppia ala di gabbiano campeggiante sulle tasche posteriori dei jeans. Levi’s ha agito in giudizio contro numerose società, dai meno noti produttori di abbigliamento ai marchi più celebri della moda: Jelessy, Von Dutch, Karen Kane, Jones Apparel, Fossil, Lucky Brand, Guess, Zegna, solo per citarne alcuni (fonte: New York Times, cit.). Prive di una reale volontà risarcitoria, queste cause dovevano in qualche modo rivalutare il marchio Levi’ s sul mercato. Ma non pare siano servite a molto, e certamente non hanno rilanciato il settore “denim”. A tal proposito riportiamo le parole del New York Times: ”So Levi’ s is becoming a leader in a new arena: lawsuits. The company, once the undisputed king of denim and now a case study in missed opportunities, has emerged as the most litigious in the apparel industry when it comes to trademark infringement lawsuits, firing off nearly 100 against its competitors since 2001. That’ s far more than General Motors, Walt Disney or Nike, according to an analysis by research firm Thomson West (...)” (New York Times, January 29, 2007). La nostra conclusione è la seguente. Le azioni di contraffazione di marchio, SPECIALMENTE DI MARCHIO FIGURATIVO , hanno senso solo in quanto finalizzate a fermare il comportamento illecito dannoso, agire da deterrente verso altri potenziali contraffattori e, eventualmente, stanti i presupposti, ottenere un risarcimento del danno. Ma la valorizzazione del marchio non può ottenersi tramite i tribunali. Il marchio acquista valore di mercato per due strade: la qualità del prodotto (innovazione, materiali, stile, etc.) e l’ investimento in immagine (pubblicità, comunicazione, etc.). L’ usura del marchio, la perdita di capacità distintiva e le conseguenti ripercussioni finanziarie devono essere risolte con le strategie commerciali, non con quelle giudiziarie. *°*°*° Levi’s, the historical manufacturer of blue jeans which, in 1874, was the first to patent the seam reinforcement system using metal rivets (US patent no° 139121), has been facing seasawing periods of financial crisis since 1980 mainly due to the pressure exerted by competitors that entered both the downmarket and luxury jeans sector. An item of wear, no matter how innovating it is from the aesthetical and technological viewpoint, is a “weak” product and cannot stand a business monopoly for time indefinite. With the addition of the intrinsic mutability of the clothing sector, the opening of Asian markets where labour is very cheap, not to mention the political and economic situations of these countries, one may easily understand why Levi’s, from 1980 to 2004, closed all its U.S. production centres (we are talking of about a hundred plants more or less). To rewin its leadership, in 1986 Levi’s launched the Dockers line, relying on a type of clothing featuring high-quality materials and style, half-way between casual (free time) and classic (work): it was a success. But the “denim” department bearing the Levi’s mark continued swinging and remained mainly in the red. Probably the wording “Dockers”, which the public did not immediately understand as connected to the Levi’s mark by the public, should have been handled otherwise. In a sense, “Dockers” did not act as an engine of growth upon “Levi’s”. Maybe it is also for this reason that the new casual-chic line launched in 2003 was called Levi Strauss Signature. Now, after this necessary premise, let us analyse what we have called the “Levi’s case”. As it was highlighted in an amplification by the New York Times (January 2007), in the 2001-2006 period Levi’s was the unchallenged absolute in the number of mark forgery cases. More specifically, it is the figurative mark US 1139254, registered in 1978, but which has actually been used for 133 years: a double seagull wing standing out on the jeans rear pockets. Levi’s took legal proceedings against several companies, from the least known clothing manufacturers to the most famous fashion brands: Jelessy, Von Dutch, Karen Kane, Jones Apparel, Fossil, Lucky Brand, Guess, Zegna, which are only just a few (source: New York Times, cit.). Without being based on any real claim for refund, these actions had somehow to revalorise the Levi’s brand on the market. But it seems they did not prove to be much useful, and they did not certainly revive the “denim” sector. Here are the New York Times’ own words: ”So Levi’s is becoming a leader in a new arena: lawsuits. The company, once the undisputed king of denim and now a case study in missed opportunities, has emerged as the most litigious in the apparel industry when it comes to trademark infringement lawsuits, firing off nearly 100 against its competitors since 2001. That’s far more than General Motors, Walt Disney or Nike, according to an analysis by research firm Thomson West (...)” (New York Times, January 29, 2007). Here is our conclusion. Trademark infringement and forgery lawsuits, ESPECIALLY in connection with a FIGURATIVE MARK, only make sense when they aim at stopping the harmful tortious behaviour, acting as a deterrent for other potential forgers and, possibly, obtain a damage refund. Anyhow, trademark value build-up cannot take place in courtrooms. The trademark only acquires market value along two tracks: product quality (innovation, materials, style, etc.) and investment to cultivate image (advertising, communication, etc.). The decay of a trademark, the loss of its distinguishing marks and the ensuing financial consequences shall be solved by adopting business strategies, not legal proceedings.
Scritto il: 28-01-2008
Oggetto: “NUOVE CHANCES (TECNOLOGICHE) PER IL MADE IN ITALY” *°*°*° “NEW (TECHNOLOGICAL) CHANCES FOR THE MADE-IN-ITALY” – a cura dei nostri uffici
Il design italiano spesso è legato a piccole industrie artigianali. Esse sono in grado di produrre articoli di altissima qualità, ma non hanno le risorse finanziarie per commercializzare direttamente e su ampia scala. Negli anni ’70 e ’80 lo sbocco naturale di queste realtà manifatturiere italiane è stato il settore “lusso” e le commesse dei grandi stilisti italiani ed esteri. Oggi, purtroppo, molte case di moda, per far fronte alla concorrenza internazionale hanno dovuto delocalizzare la produzione e/o acquistare le materie prima là dove i costi sono molto bassi : paesi dell’ est Europa e del continente asiatico. In Italia, interi comparti manifatturieri (tessile/serico in provincia di Como; maglieria a Carpi (MO) e Prato ; tessile/laniero nel biellese; orafo a Vicenza e Faenza (RV); calzaturiero a Vigevano e Tradate; etc.) hanno patito gravi ripercussioni economiche. Una crisi incentrata sul “prezzo” e non sulla “qualità” dei prodotti italiani, che restano eccelsi per stile e fattura. Un settore, quello del Made in Italy, che non ha perso competenza né potenzialità, e che andrebbe solo rivitalizzato. Ma come? Un possibile aiuto sta arrivando dalla tecnologia. All’ Istituto di Tecnologie Industriali e Automazione (Itia-Cnr) di Vigevano (MI) , in collaborazione con un gruppo di operatori del settore calzaturiero e con l’ associazione di esperti dell’ innovazione denominata “Italian Applications” (Vd. www.italianapplications.com), hanno ideato e messo a punto un apparato ottico-informatico capace di riprodurre su uno schermo LCD l’ immagine di una persona modificata ai piedi dalla sovrapposizione di modelli di scarpe “virtuali”. In buona sostanza, tramite questo sistema, un cliente entra in un negozio di scarpe, sceglie un modello a catalogo, e, postosi avanti a un monitor, vede esattamente come gli stanno quelle scarpe. Successivamente, un apparato a scansione laser prende l’ impronta tridimensionale del piede del cliente, il quale , nell’ arco di 2 o 3 giorni, avrà consegnate le sue scarpe, fatte su misura e perfettamente calzanti. L’apparato per la visualizzazione di scarpe è stato depositato in Italia nel 2005 (MI2005A001093) e successivamente esteso a livello internazionale con domanda PCT WO2006/134037 A1. Qualora l’ innovativo sistema di vendita al dettaglio dovesse avere successo l’ Italia, un tempo leader del pret-à-porter, potrebbe diventare la patria del “SU MISURA PER TUTTI”: manifattura italiana di alta qualità ad un prezzo molto concorrenziale (niente magazzino, nessun capo invenduto, modifiche o sostituzione in tempo reale dei modelli di minor successo, etc.). *°*°*° The Italian design is often linked with small handicraft businesses. They are in a position to manufacture very high quality items, but do not have the financial resources required for direct and large-scale marketing. In the seventies and eighties the natural outlet of these Italian manufacturing units was the “luxury” segment and job orders placed by Italian and foreign designers. Today, unfortunately, many fashion houses, in order to face international competition, have had to delocalize production and/or purchase raw materials there where prices are very low: East European and Asian countries. In Italy, whole manufacturing sectors (textile/silk industry in the Como area; knitwear at Carpi (MO) and Prato ; textile/woollen industry in the Biella area; goldsmith’ s at Vicenza and Faenza (RV); shoe industry at Vigevano and Tradate, etc.) have been through serious financial troubles. A crisis hinging on “prices”, not on the “quality” of Italian products, which remain excellent in style and design. A segment, that of the Made-in-Italy, which has neither lost expertise nor potential, and which should only be revitalized. But how? A possible help is coming from technology. At the Istituto di Tecnologie Industriali e Automazione (Itia-Cnr) of Vigevano (MI) , in co-operation with a group of operators of the footwear industry and with an association of experts of innovation named “Italian Applications” (see www.italianapplications.com), an optical-information system apparatus has been conceived and developed that can reproduce on an LCD display the image of a person who only changes at his feet owing to the superimposition of “virtual” shoe models. Ultimately, through this system, a customer gets into a shoe shop, chooses a model on catalogue and, after placing himself before a monitor, can see how those shoes fit him. After that, a laser scanning system take the three-dimensional print of the customer’ s foot and the customer, in the space of 2 or 3 days, will have his made-to-measure and well-fitting shoes delivered. The shoe viewing system was patented in Italy in 2005 (MI2005A001093) and later extended on an international level through application PCT WO2006/134037 A1. If the innovating retail system meets success in Italy, the former leader of the pret-à-porter, it could become the fatherland of the “MADE-TO-MEASURE FOR EVERBODY”: Italian high-quality manufacture at a very competitive price (no stocks, no unsold items, real-time change or replacement of models that are less on demand, etc.).
Scritto il: 28-01-2008
Oggetto: “POLITECNICO DI MILANO: RICERCA & BREVETTI” – per gentile concessione del Prof. Ing. Giovanni Dotelli del Politecnico di Milano *°*°*° “POLITECNICO DI MILANO: RESEARCH & PATENTS” – courtesy of Prof. Giovanni Dotelli of Politecnico di Milano
Nel settore dei materiali sono stati sviluppati negli ultimi anni alcuni brevetti di particolare interesse presso il Politecnico di Milano. In uno di questi brevetti (CH.06.037.A, data di pubblicazione 19/01/2007) si descrive un processo di produzione di manufatti cementizi a crudo mediante estrusione. Si tratta di prodotti a base di cemento, argilla e altri additivi (tra cui la cellulosa) che potrebbero sostituire in parte i laterizi con un evidente vantaggio economico ed ambientale: i laterizi tradizionali devono essere cotti a temperature medio-alte (600-800°C) con un ragguardevole dispendio di energia; nel caso invece di questi manufatti non è necessario un processo di cottura in quanto l’ indurimento e le proprietà meccaniche richieste vengono sviluppati grazie alle reazioni di idratazione della polvere di cemento. Un ulteriore vantaggio risiede nel processo di formatura, l’ estrusione, che consente una produzione continua di manufatti di forme anche complesse (ad es. honeycombe). I manufatti ottenuti mediante questo procedimento brevettato possiedono le seguenti caratteristiche: buone proprietà meccaniche (quali resistenza al carico a pressione ed al carico a flessione) dopo stagionatura e calcinazione; ottima resistenza all’ umidità; mantengono la loro forma dopo l’ estrusione; non si sfaldano a contatto con l’ acqua; basso costo. Un altro brevetto riguarda la produzione di un materiale laminato multistrato (CH.05.008.A, data di pubblicazione 07/02/2006). La nuova metodologia di produzione si basa su una serie di formulazioni di laminati "sandwich" pensati e sviluppati principalmente per le canoe, ma utilizzabili anche per altre tipologie di imbarcazioni e nel settore dell’ automotive. I laminati ottenuti appartengono alla nota categoria dei sandwich superleggeri, hanno spessore
dell’ ordine dei 3 - 5 mm e sono destinati alla realizzazione di gusci. Sono state studiate tre formulazioni per corpi di lunghezza fino a 8 m e due formulazioni per corpi lunghi oltre i 12 m. I laminati sono costituiti da due skins composite ed un’ anima divisoria. Questi materiali sono stati pensati e progettati per la produzione di canoe olimpiche (sprint e marathon),
fluviali (discesa e slalom) e modelli turistici, ma sono anche applicabili per la realizzazione di barche a vela classe 420 cm. Tra gli indubbi vantaggi che questa metodologia consente di ottenere vi sono le elevate proprietà meccaniche e di resistenza all’ urto per impatto; l’ elevata leggerezza, avendo densità minori di 350 kg/m3; la possibilità di impiego anche in acque salmastre; la riduzione netta dei costi della materia prima rispetto alle formulazioni tradizionali; la facile riparabilità; la riduzione netta dei costi del ciclo produttivo in termini di aumento della produttività e semplificazione del ciclo produttivo stesso. La tecnologia produttiva proposta ha raggiunto un livello di sviluppo che permette il suo diretto impiego nella produzione di canoe, anche grazie a prove sperimentali già effettuate. In un terzo brevetto si tratta del procedimento per il rivestimento del titanio e delle sue leghe (CH.04.002, data di pubblicazione 29/08/2004). E’ noto che il titanio e le sue leghe hanno avuto in anni recenti un notevole impulso soprattutto dal settore biomedicale, in quanto trattasi di materiali ad elevata biocompatibilità. Il presente brevetto si occupa di un trattamento in grado di modificare la superficie del titanio e delle sue leghe, in modo da ottenere un aumento significativo della durezza, della resistenza all’ usura e al fretting.
Tra i principali vantaggi di questo trattamento vi è la realizzazione di un film e non di un deposito, conferendo quindi al manufatto una maggiore affidabilità intrinseca; il processo proposto è di semplice esecuzione ed è applicabile anche a pezzi di grandi dimensioni; inoltre, grazie alla totale integrazione micro-nanostrutturale con il substrato, è ridotto al minimo il rischio di distacco del film; non ultimo il trattamento è abbastanza economico. L’ interesse notevole verso le applicazioni del titanio e delle sue leghe è dimostrato anche in un altro brevetto (CH.04.012.A, data di pubblicazione 05/05/2005) dedicato ai metodi per la protezione/colorazione selettiva di manufatti in lega leggera. L’ invenzione descrive un metodo per la protezione e la colorazione selettiva di manufatti di qualsiasi materiale (ad es. metallici, plastici, ceramici, ecc…) basato sulla deposizione fisica di uno strato sottile di metallo (principalmente titanio) esente da porosità mediante tecniche da vuoto. Il rivestimento può essere contestualmente colorato oppure successivamente per ossidazione chimica o anodica. Le applicazioni sono molteplici e riguardano il settore della protezione e colorazione di moltissimi manufatti nei più svariati materiali, per es. plastiche, metalli, vetri, ceramiche, tessuti o materiali cellulosici. Il punto di forza di questo processo è nella possibilità di ricoprire manufatti di qualsiasi materiale con un sottile strato metallico, che comporta un miglioramento della resistenza alla corrosione, al degrado e all’ usura del substrato stesso. Inoltre, grazie alle notevolissime proprietà cromatiche delle leghe di titanio anodizzate, ottenute appunto mediante ossidazione dello strato metallico, vi è la possibilità di produrre un rivestimento avente un grande pregio estetico, come testimoniato dai quadri del professore e artista Pietro Pedeferri. *°*°*° As far as materials are concerned, in these last years some patents of special relevance have been developed at the Politecnico di Milano. In one of these patents (CH.06.037.A, publication date 19/01/2007) a cement product raw manufacturing process by extrusion is described. These are products based on cement, clay and other additives (among which cellulose) that might partially replace bricks and thus bring an obvious financial and environmental advantage: traditional bricks need to be fired at medium-high temperatures (600-800°C) with a considerable waste of energy; whereas in the case of these products, no firing process is required since the needed hardening and mechanical properties are developed owing to the hydration reactions of cement powder. A further advantage stands in the shaping process, extrusion, which allows a continuous manufacture of products featuring even complex shapes (e.g. honeycomb). The products obtained from this patented process have the following characteristics: good mechanical properties (such as resistance to pressure load and to bending load) after seasoning and calcination; excellent resistance to moisture; they keep their shape after extrusion; they do not flake off upon coming into contact with water; low cost. Another patent concerns the production of a multiple layer rolled material (CH.05.008.A, publication date 07/02/2006). The new production method is based upon a series of formulations of "sandwich" rolled pieces mainly conceived and developed for canoes, but which can also be used for other types of boats and in the automotive industry. The rolled pieces thus obtained belong to the known category of extra-light sandwiches, range between 3 and 5 mm in thickness and are meant to serve the making of shells. Three formulations have been studied for bodies up to 8 m in length and two formulations for bodies beyond 12 m in length. Rolled pieces include two composite skins and a partitioning core. These materials have been conceived and designed to produce Olympic canoes (sprint and marathon), river canoes (wildwater races and slalom) and tourist models, but can also be applied to the manufacture of sailing boats of the 420 cm class. Among the sure advantages that this method makes it possible to achieve are the high mechanical properties and impact strength; the great lightness, as densities are lower than 350 kg/m3; the possibility of use even in brackish waters; the net reduction of raw material costs compared to traditional formulations; easy reparability; net reduction of production cycle costs in terms of increased productiveness and simplification of the production cycle itself. The proposed production technology has reached such a level of development that it is possible to directly use it in the production of canoes, even owing to verifications already made. A third patent deals with the coating of titanium and its alloys (CH.04.002, publication date 29/08/2004). It is known that titanium and its alloys, in recent years, have been given a considerable boost, especially from the biomedical industry, as they are materials featuring high biocompatibility. This patent deals with a treatment that can modify the surface of titanium and its alloys, so as to achieve a significant increase in hardness, resistance to wear and fretting.
Among the main advantages of this treatment is the making of a film, not a deposit, which thus grants the product a greater intrinsic reliability; the proposed process features simple execution and can even be applied to large-sized pieces; moreover, owing to the total micro-nanostructural integration with the substrate, the risk of film detachment is minimized; last but not least, the treatment is quite cheap. The considerable interest in the applications of titanium and its alloys is also documented by another patent (CH.04.012.A, publication date 05/05/2005) that is dedicated to methods for the protection/selective colouring of products from light alloy. The invention describes a method to protect and selectively colour products made from any material (e.g. metal, plastic, ceramic materials and the like) based upon the physical laying of a thin metal layer (mainly titanium) free from porosities through the use of vacuum techniques. The coating can be coloured at that moment or later by chemical or anodic oxidation. The applications are many and concern the sector of protection and colouring of several products made from the most different materials, e.g. plastics, metals, glass, ceramics, textiles or cellulose materials. The strength of this process stands in the possibility to cover products made from any materials with a thin metal layer, which involves an improved resistance to corrosion, to degradation and wear of the substrate. Moreover, due to the extremely remarkable chromatic properties of anodized titanium alloys, which are precisely obtained by oxidation of the metal layer, a coating can be produced featuring great aesthetic value, as evidenced by the paintings of professor and artist Pietro Pedeferri.
Scritto il: 28-01-2008
Oggetto: “MORBO CELIACO: IMPORTANTI NOVITA’ DALLA RICERCA ITALIANA” *°*°*° “CELIAC DISEASE: IMPORTANT NEWS FROM THE ITALIAN RESEARCH” – a cura dei nostri uffici
Fondamentali ricerche in tema di celiachia (grave intolleranza al glutine) sono state condotte dall’ Istituto di Biochimica delle Proteine di Napoli (IBP) (www.ibp.cnr.it), diretto dal Prof. Mosè Rossi, e dall’ Istituto di Scienze dell’ Alimentazione di Avellino (ISA) (www.isa.cnr.it), diretto dal Prof. Antonio Malorni. Entrambi gli istituti fanno capo al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Gli istituti hanno lavorato in collaborazione, seguendo però ciascuno uno specifico progetto. I ricercatori IBP-CNR, nell’ ambito della commessa di ricerca “Diagnostica avanzata e alimentazione” (2005-2008), orientata allo “(…)sviluppo di competenze per la progettazione di avanzate metodologie analitiche basate sull’ utilizzo di biochip e/o nanochip a fluorescenza che consentono la rilevazione specifica anche di tracce di sostanze tossiche (antibiotici, tossine, glutine, zuccheri) presenti in alimenti destinati all’ alimentazione umana”, ha messo a punto un nuovo metodo immunologico per la rilevazione di glutine negli alimenti. Tale metodo, depositato nel 2006 (N. domanda brevetto: NA2006A000035), si basa sull’ impiego di biosensori proteici di dimensioni ridottissime (biochips). La ricerca e la messa a punto di questi biosensori ha richiesto un approccio multidisciplinare, con la partecipazione di esperti in biochimica, biologia molecolare, immunologia, biofisica ed elettronica, alcuni dei quali provenienti da altri enti scientifici italiani e esteri : ISS inc, Urbana, USA; Univ. North Texas, Dallas; Univ. di Ancona; Univ. di Perugia; Univ. di Bari; Istituto G. Ferrari, Torino. Di particolare rilievo l’ apporto dell’ industria Neotron SpA di Modena, una PMI molto attiva nel settore alimentare. La Neotron Spa, oltre a partecipare alla commessa, ha costituito un proprio laboratorio di “sostegno” presso la IBP-CNR e stipulato un contratto per validare, produrre e commercializzare i biosensori per il glutine. Per quanto riguarda la ricerca dell’ ISA-CNR di Avellino, essa consiste nella messa a punto di un procedimento che inattiva la capacità dei cibi contenenti glutine di produrre, nei soggetti celiaci, la tipica reazione morbosa. Il procedimento de quo è stato depositato a fine 2006 (MI2006A002080). Titolare del brevetto risulta essere Il CNR di Roma, autori dell’invenzione Mauro Rossi (co-autore anche della precedente invenzione) – Carmela Gianfrani – Rosa Anna Siciliano. Nello specifico si tratta di un trattamento enzimatico delle farine tramite il quale particolari tratti della molecola di glutine vengono alterati e il sistema immunitario, non riconoscendoli più come pericolosi, non scatena la risposta infiammatoria dannosa per i tessuti intestinali.
Scritto il: 28-01-2008
Oggetto: “FINMECCANICA NEGLI USA: UN SUCCESSO (NONOSTANTE QUALCHE INTOPPO…)” *°*°*° “FINMECCANICA IN THE U.S.A.: A SUCCESS (NOT WITHOUT SETBACKS THOUGH…)” – a cura dei nostri uffici
Finmeccanica è una società italiana tra le più importanti nel settore aeronautico ed elicotteristico, sia civile che militare ed è soprattutto l’azienda italiana leader nell’alta tecnologia con i suoi prodotti innovativi. Fanno parte del gruppo Finmeccanica diverse società controllate, tra le quali Alenia Aeronautica, Selex Sistemi Integrati, Alenia Aermacchi , Selex S&AS, e AgustaWestland. Dopo anni di intensa collaborazione con il consorzio europeo “EADS-Airbus” (Airbus A380 – A380 cargo – e, prossimamente, il nuovo A350), Finmeccanica guarda con crescente interesse al mercato statunitense. Sono ormai alcuni anni che d’oltre oceano arrivano commesse di prim’ordine. Nel 2005 AgustaWestland (100% Finmeccanica), in team con Lockheed Martin, ha ricevuto dal Governo Americano una commessa per 23 elicotteri US101 - Marine One. Senza dimenticare la storica partnership con Boeing e l’impegno nel nuovo aereo civile B787, il principale successo dell’aviazione commerciale con già 600 ordini raccolti. La strategia d’espansione di Finmeccanica negli Usa non si ferma tuttavia a queste grandi commesse: nel corso di quest’anno o nel 2008 altre importanti gare, soprattutto nel settore elicotteristico e in quello dell’Elettronica per la Difesa, potrebbero veder primeggiare il Gruppo italiano.
Nel Giugno 2007 Alenia Aeronautica, in partnership con L-3 Integrated Systems e Boeing, ha vinto la gara per la fornitura al US Army di 78 velivoli C-27J, ai quali, nei prossimi anni, dovrebbero aggiungersene almeno altri 67, per un valore totale stimato in 4,5 miliardi di Euro. Il C-27J Spartan, velivolo militare da trasporto tattico, interamente progettato e realizzato da Alenia Aeronautica nei propri stabilimenti di Pomigliano (Napoli) e Torino-Caselle, è stato preferito al C-295M della concorrente cordata Raytheon – EADS, velivolo meno costoso ma di concezione civile e dalle prestazioni complessive inferiori. Che Il C-27J fosse un ottimo aereo era cosa nota. Non a caso era già stato ordinato da diverse nazioni europee. *°*°*° Finmeccanica is among the leading Italian companies in the field of both civil and air force aviation and helicopters and, above all, is a leading Italian company in terms of high technology with its innovating products. The Finmeccanica Group holds several controlled companies, among which Alenia Aeronautica, Selex Sistemi Integrati, Alenia Aermacchi, Selex S&AS and AgustaWestland. After many years of intense co-operation with the European association named “EADS-Airbus” (Airbus A380 – A380 cargo – and, shortly, the new A350), Finmeccanica is looking with growing interest at the U.S. market. First-rate job orders have now been coming from across the ocean for some years now. In 2005 Agusta Westland (100% Finmeccanica), teaming with Lockheed Martin, received from the U.S. government a job order for 23 US101 - Marine One helicopters. Equally noteworthy are the historical partnership with Boeing and the commitment to the new civilian aircraft B787, the main success of business aviation with some 600 orders collected. However, Finmeccanica’s expansion strategy in the U.S. does not end with these large work jobs: in the current year or in the year 2008 other important tenders, especially in the field of helicopters and that of Electronics for Defence, could record a pole position FOR THE Italian Group.
In June 2007 Alenia Aeronautica, in partnership with L-3 Integrated Systems and Boeing, won a tender for the supply to the U.S. Army of 78 C-27J aircrafts, and in the next few years at least some 67 more units should be added, totalling about 4.5 billion Euros as estimated value. The C-27J Spartan, a military aircraft for tactical transport, entirely designed and constructed by Alenia Aeronautica in its factories of Pomigliano (Naples) and Turin-Caselle, has been preferred to the C-295M by the competing cartel Raytheon – EADS, the latter being a cheaper aircraft that features lower-rate civil design and overall performances. That C-27J was an excellent aircraft was already a fact. It was not by chance that it had already been ordered by several European countries.
Scritto il: 04-10-2007
Oggetto: “REINTRODUZIONE DEL RITO ORDINARIO: COSA CAMBIA” *°*°*° “REINTRODUCTION OF THE ORDINARY PROCEDURE: WHAT CHANGES” – Avv. Lorenzo Sala
La Corte Costituzionale italiana, con sentenza 17 Maggio 2007 n° 170, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, per mancata previsione nella legge delega, dell’art. 134 del Codice di Proprietà Industriale per la parte in cui stabilisce che nei giudizi in materia di proprietà industriale e intellettuale va applicato il rito societario. Quanto alla carenza di delega (L. 12 Dic. 2002 n° 273) la Corte Costituzionale ha precisato che con questa era stato conferito al legislatore il potere di riunire in un unico testo le disposizioni vigenti in materia modificandole nella misura strettamente necessaria, adeguandole alla disciplina internazionale e comunitaria e organizzandole in un quadro nuovo. Nessuno principio e criterio direttivo permette di ritenere che, sia pure implicitamente, il legislatore delegato sia stato autorizzato a modificare la disciplina processuale delle controversie in questione con l’applicazione di un rito diverso da quello ordinario. Il ritorno al rito ordinario soddisfa gran parte degli operatori, i quali avevano criticato il rito societario perché determinava un’assenza del giudice nella fase iniziale; inoltre, esso comportava una trattazione talvolta superflua nonché il rischio di incorrere in decadenze istruttorie quando una parte depositava l’istanza di fissazione di udienza. Se da un lato tutti i procedimenti successivi alla sentenza de quo seguiranno il rito ordinario dall’altro va chiarito come, per quelli precedenti, avviene la conversione del rito speciale in ordinario. Se una delle parti ha già notificato l’istanza di fissazione di udienza, sarà il giudice designato a disporre la conversione; se invece il procedimento è nella fase iniziale, la conversione potrà essere disposta solo dal giudice designato dal Presidente della Sezione Specializzata a seguito di apposita istanza. Quanto alle conseguenze derivanti dal ritorno al rito ordinario, il nostro Avvocato si esprime così: “Posto che l’organo giudicante rimane lo stesso il rito ordinario, così come recentemente riformato, è meno rigido rispetto a quello societario (che prevede decadenze quando viene depositata l’istanza di fissazione di udienza) e consente al Giudice e alle parti di meglio organizzare la lite a seconda delle necessità istruttorie: quindi, con il rito ordinario c’è la maggiore garanzia di una istruttoria adeguata. Quanto alla durata dei processi e alle spese processuali, il passaggio al rito ordinario non dovrebbe modificare la situazione”. *°*°*° The Italian Constitutional Court, with a sentence issued on May 17 2007 no° 170, declared the constitutional illegitimacy of art. 134 of the Industrial Property Code, on the ground that it is not envisaged in the delegation law, as regards the part wherein it states that in judgments on industrial and intellectual property issues, the company law shall be applied. As regards the lack of delegation (L. 12 Dec. 2002 no. 273) the Constitutional Court specified that with this the legislator was granted the power to consolidate in one text the provisions in force on the subject by changing them just as much as required, so as to adapt them to the new international and community regulations and organize them within a new frame. No directive principle and criterion is sound ground to believe that, though implicitly, the delegated legislator has been authorized to modify the procedural rules of disputes at issue with the application of a procedure other than the ordinary one. The return to the ordinary procedure satisfies most of the operators happy, who had criticized the company law procedure because it entailed the absence of the judge at the initial stage; moreover, it involved a sometimes unnecessary procedure as well as the risk of running into preparatory enquire revocations when a party lodged the petition for fixing a hearing. If, on one hand, all the proceedings coming after the sentence will undergo the ordinary procedure de quo, on the other hand it is necessary to explain how, for those before the sentence, the conversion of the special procedure is converted into an ordinary one. If one of the parties has already notified the petition for fixing a hearing, it will be the appointed judge to arrange the conversion; whereas, if the proceedings are at the initial stage, the conversion can only be arranged by the judge that will be appointed by the President of the Specialized Division following a special application. As regards the consequences ensuing from the reinstatement of the ordinary procedure, here is what our Lawyer says: “Since the panel of judges remains the same the ordinary procedure, as it has recently been reformed, is less rigid than the company procedure (which includes revocations when the petition for the fixing of a hearing is lodged) and allows the Judge and the Parties to better organize the dispute as a function of the requirements of preliminary investigation: hence, with the ordinary procedure, an appropriate preliminary investigation is better guaranteed. As regards process life and expenses, the passage to the ordinary procedure should not change the situation”.
Scritto il: 04-10-2007
Oggetto: SPUNTI PER UN’ EFFICACE PROTEZIONE DEL MADE IN ITALY: INTERVISTA ALL’ AVV. ANGELA ZAMPETTI *°*°*° IDEAS FOR AN EFFECTIVE PROTECTION OF THE MADE-IN-ITALY STYLE: INTERVIEW TO MRS. ANGELA ZAMPETTI, LAWYER
D. Avvocato Zampetti, come vede il “Made in Italy”, siamo ancora famosi nel mondo per i nostri marchi?
R. Certamente si, anche se la concorrenza internazionale impone una sempre maggiore attenzione alla qualità del prodotto e alla tutela dei segni distintivi.
D. Sul fronte dei falsi le ultime notizie di cronaca sono allarmanti. Solo nei primi sei mesi del 2006 sono stati confiscati sei milioni di pezzi falsi di provenienza prevalentemente asiatica. Serve dunque tutelare un marchio?
R. Certamente. Tanto per cominciare, a ben vedere, sono proprio i marchi famosi ad essere contraffatti, e ciò dimostra il valore che i consumatori attribuiscono al marchio. Poi, veda, se un marchio è registrato ci si può difendere: senza un marchio o un brevetto la merce non potrebbe essere fermata alle dogane o, se già entrata nel territorio dello Stato, essere confiscata.
D. Ci spieghi meglio.
R. Ad esempio, è fondamentale impostare da subito una tutela internazionale del marchio. Oggi le imprese devono confrontarsi con un mercato globale. Inoltre le merci sono esposte o vendute su internet e il marchio circola immediatamente anche all’estero. Quindi il solo deposito nazionale può essere insufficiente. Meglio ottenere un marchio comunitario. Con costi limitati si ha una protezione per dieci anni in tutti i 27 paesi dell’Unione. E il valore, anche economico, del marchio risulta potenziato in quanto tutelabile e azionabile in tutta Europa.
D. Il marchio comunitario limita la contraffazione?
R. Si, anche sotto questo profilo ci sono dei vantaggi: con un’unica istanza si può segnalare il proprio marchio a tutte le 27 dogane europee. Queste, così allertate, bloccheranno le merci recanti un marchio contraffatto e, a seguito di un contraddittorio e accertato l’illecito, le merci contraffatte verranno distrutte.
D. Registrare il marchio da subito e a livello internazionale. Cos’altro si può consigliare?
R. Registrare bene! Il “fai da te” in questo settore non è più possibile . In primis il marchio deve essere efficace sotto l’aspetto commerciale-pubblicitario, anche all’estero. Poi bisogna verificare che non sia confondibile con altri marchi, che la classificazione merceologica sia corretta ed esaustiva, che le domande siano redatte senza errori. *°*°*° Q. Mrs. Zampetti, how do you consider the “Made-in-Italy” style, are we still world famous for our trademarks?
A. Yes, of course, even though international competition imposes a growing attention to the quality of products and the protection of distinctive marks.
Q. As regards imitations and fakes, the latest news is alarming. Just in the first six months of 2006, six million fake items mainly coming from Asia have been seized. Hence, is there any point in protecting a trademark?
A. Of course there is. First of all, on a closer analysis, famous trademarks are actually those that are subject to forgery, and that is the evidence of the value that consumers attach to the trademark. Then, you see, if a trademark is registered, one can seek protection: without a trademark or a patent the goods could not be stopped at the customs or, if it has already entered the state territory, it cannot be seized.
Q. Please, go deeper into that.
A. For example, establishing from the very beginning an international trademark policy is fundamental. Today, companies have to face a global market. Moreover, goods can be exposed or sold on the Internet and the trademark immediately starts circulating, even abroad. Hence, the sole national registration might prove not to be enough. Achieving a community trademark is much better. With limited costs, a 10-year protection in all of the 27 member countries is attained. And even the financial value of the trademark turns out to be enhanced as it can be protected and operated throughout Europe.
Q. Does community trademark registration restrain forgery?
A. Yes, even from this viewpoint, there are advantages: with one sole petition one’s trademark can be signalled at all of the 27 European customs. The latter, thus alerted, will lock all goods bearing a forged trademark and, after cross-examination and tort ascertainment, the forged goods will be destroyed.
Q. So, register a trademark soon, and on an international level. What else do you suggest?
A. Do it well! The “do-it-yourself” policy in this field is no longer possible. Above all, the trademark needs to be effective from the commercial and advertising viewpoint, even abroad. Then, one has to ensure it cannot be easily mistaken for other trademarks, that its product class is correct and exhaustive and that applications are filed without mistakes.
Scritto il: 04-10-2007
Oggetto: “R & S & S (Ricerca & Sviluppo & SOSTENIBILITA’): E PIU’ DELLA RAGION POTE’ IL TIMORE” *°*°*° “R & D & S (Research & Development & SUSTAINABILITY’): AND FEAR PREVAILED OVER REASON” – a cura dei nostri uffici
Uno Tsunami devasta le coste asiatiche (2004); l’ uragano Katrina sommerge New Orleans (2005); i ghiacci della Groenlandia, come delle Alpi Italiane, si sciolgono a ritmi rapidissimi e la corrente calda del Golfo diminuisce del 30% (rilevazioni 2006) ... La velocità e la grandezza dei fenomeni costringono l’occidente a rivedere le modalità del proprio sviluppo , mettendo finalmente in primo piano la questione ambientale. La nuova parola d’ordine ha varie declinazioni : ecotech – cleantech – bio-edilizia - energie rinnovabili, ma il messaggio è sempre il medesimo: “Dobbiamo ridurre l’inquinamento”. L’Unione Europea è molto attiva sul fronte ecologico e sta finanziando numerosi progetti di ricerca e iniziative concrete. Contributi arrivano anche dai governi nazionali, nonché da investitori privati. Ecco alcuni aggiornamenti di particolare interesse in tema di sviluppo sostenibile. *°*°*° A Tsunami ravages the Asian coasts (2004); the Katrina hurricane floods New Orleans (2005); Greenland’ s ice, like that on the Italian Alps, melts very quickly and the warm Gulf Stream is reduced by 30% (2006 surveys) ... The speed and size of phenomena force the West to review the ways of its own development, finally placing the environmental issue in the foreground. The new password has various declensions: ecotech – cleantech – bio-construction – renewable energies, but the message is always the same: “We have to reduce pollution”. The European Union is very active on the environmental line and is financing several research projects and solid initiatives. Contributions also come from the national governments, as well as from private investors. Here are some updates of special relevance on the subject of sustainable development. /// AGRICOLTURA SOSTENIBILE. Nel documento programmatico 2007-2013 l’ UE promuove e finanzia (50 miliardi €/anno) interventi per una agricoltura europea sostenibile. In particolare saranno conferiti fondi agli operatori agricoli che contribuiranno alla diminuzione di anidride carbonica (CO2) (rimboschimento, piantumazione di siepi, nuove pratiche di coltivazione e aratura dei terreni, etc), alla diminuzione di metano (riduzione degli animali per ettaro, captazione e termovalorizzazione del metano generato nelle stalle dal bestiame o nelle risaie dalla paglia di riso fermentante nell’acqua), alla diminuzione degli inquinanti chimici, alla produzione di energia ricavata da biomasse (masse legnose di scarto, o prodotte ad hoc) o biocarburanti (etanolo e biodiesel). Sul fronte della riduzione delle sostanze chimiche si segnala un trovato tutto italiano. Il gruppo di ricerca botanica guidato dalla Prof.ssa Graziella Berta presso l’Università del Piemonte ha sviluppato e brevettato un procedimento di fertilizzazione dei terreni tramite una miscela di frammenti di radici e spore (micorrize), e particolari batteri. Tale miscela naturale, oltre a ridurre l’uso della chimica e preservare la biodiversità, migliora sensibilmente la quantità, la qualità, la conservabilità e il gusto dei vegetali. Dai primi mesi del 2007 il composto fertilizzante sarà commercializzato da una società frutto di uno spin-off universitario. *°*°*° SUSTAINABLE AGRICULTURE. In the 2007-2013 manifesto, the European Union promotes and finances (50 billion €/year) enterprises and ventures for a sustainable European agriculture. More particularly, funds will be assigned to farming operators who will help reduce carbon dioxide (CO2) (reforestation, hedge planting, new cultivation and land ploughing practises, and the like), reduce methane (reduction of animals per hectare, captation and thermal valorisation of the methane produced in the cattle shed by the cattle or in the rice-fields by rise straw fermenting in water), decrease chemical pollutants, produce energy taken from biomasses (wooden masses discarded or produced on purpose) or biofuels (ethanol and biodiesel). As far as the reduction of chemicals is concerned, a thoroughly Italian invention is worth mentioning. The botanical research team lead by Prof. Graziella Berta at the University of Piedmont has developed and patented a land fertilization method through a mix of fragments of roots and spores (mycorrhizae) and special bacteria. This natural mix, in addition to reducing the use of chemistry and safeguard biodiversity, sensibly improves quantity, quality, preservability and taste of vegetables. Starting from the first months of 2007, the fertilizing compound will be traded by a company to be formed as the fruitage of a university spin-off. /// BONIFICA AMBIENTALE. Anche grazie a progetti di co-finanziamento Italia/UE, istituti pubblici di ricerca e imprese italiane hanno potuto sviluppare nuove tecniche per la bonifica del territorio dagli inquinanti più dannosi. In Sardegna il CINSA (Centro interdipartimentale di ingegneria e scienze ambientali dell’Università di Cagliari), in collaborazione con la società Scilla, ha messo a punto una nuova tecnologia per la bonifica dei terreni contaminati da metalli pesanti. Sono stati sperimentati modelli e strumenti di natura meccano-chimica, i “reattori meccano-chimici”. In pratica, il terreno inquinato, miscelato con idonei reagenti, viene introdotto in speciali mulini a sfere. All’interno del mulino a sfere l’energia cinetica generata attiva una reazione meccano-chimica capace di degradare le molecole inquinanti trasformandole in composti di reazione innocui. Un gruppo di imprenditori ha invece risolto a monte un problema di inquinamento ambientale. Nel distretto mobiliero di Pordenone si registrava un elevato tasso ambientale di composti organici volatili (VOC) rilasciati dai solventi usati per la verniciatura dei mobili. Una collaborazione con i ricercatori chimici dell’ Università di Udine e del Centro Plasma Prometeo dell’Università Bicocca di Milano ha portato la soluzione sperata: un sistema innovativo a gas ionizzato che si installa direttamente sulle canne fumarie delle imprese di verniciatura e consente di scindere il benzene, l’acetone e l’etilene (i più nocivi tra i VOC) in molecole semplici riassorbibili senza danno dall’ambiente naturale (vedi: www.plantivoc.com). Il sistema, battezzato Plantivoc, sarà presto commercializzato da una azienda che sorgerà come spin-off universitario. *°*°*° ENVIRONMENTAL CLEANING UP. It was also owing to Italy/EU co-financed projects that public research institutes and Italian companies have been able to develop new techniques to clean up the land from the most harmful pollutants. In Sardinia, CINSA (Inter-departmental Centre of Engineering and Environmental Sciences of the Cagliari University), in co-operation with the company Scilla, has developed a new technology to clean up lands contaminated by heavy metals. Mechano-chemical models and tools, the so-called “mechano-chemical reactors” have been tested. Practically, the polluted land, mixed with suitable reactants, is introduced into special vibrating ball mills. Inside the vibrating ball mill, the kinetic energy produced activates a mechano-chemical reaction that is such as to degrade the polluting molecules by turning them into harmless reaction compounds. On the other hand, a group of traders has solved a problem of environmental pollution at the very root. In the Pordenone industrial furniture-making area, a high environmental rate of volatile organic compounds (VOC) released by the solvents used to paint furniture was recorded. A co-operation with chemical researchers of the Udine University and the Centro Plasma Prometeo of the Milan Bicocca University brought the solution much sought after: an innovating ionised-gas system which is directly installed on the chimneys of the painting firms and allows benzene, acetone and ethylene (the most harmful among VOCs) to be smashed into simple absorbable molecules with no damage brought to the natural environment (see: www.plantivoc.com). The system, named Plantivoc, will soon be marketed by a company that will be set up as a university spin-off. /// BIO-MATERIALI. Numerose sono le ricerche e i brevetti relativi a nuovi materiali eco-compatibili. Di particolare rilievo il caso Novamont Spa (Terni). Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, e il suo team di ricerca, hanno ricevuto il 19 Aprile di quest’anno il premio “Inventore europeo 2007”. Il riconoscimento, istituito dalla Commissione Europea e dall’ Ufficio Europeo dei Brevetti, è andato a Mater-Bi , nuova generazione di plastiche biodegradabili ottenute dall’amido di mais e girasole. Novamont soddisfa circa il 65% della domanda mondiale di bio-plastiche e produce ogni anno 35mila tonnellate di Mater-Bi. Per il 2008 la capacità produttiva degli impianti di Terni salirà a 60mila tonnellate e la Novamont consoliderà ulteriormente la sua leadership nel settore. Si segnala inoltre un accordo con la Coldiretti di Terni finalizzato alla promozione sul territorio di colture specializzate per la produzione di bio-plastiche: una sinergia tra agricoltura e industria che realizza una “filiera industriale eco-sostenibile”. Altro caso aziendale interessante è quello della Eco Leather Spa di Monopoli (Bari), appartenente alla Italian Leather Group (info@italianleather.it). Con un fatturato di 67 milioni di €/anno e 430 dipendenti, la Eco Leather, coerentemente alla sua filosofia, ha messo a punto un nuovo procedimento per la concia delle pelli “free of chrome”. Cinque anni di ricerche e un investimento di 4 milioni di € hanno reso possibile la sostituzione dei sali di cromo con tannini SINTETICI. L’innovativo procedimento di concia offre più di un vantaggio. In primis l’uso di tannini SINTETICI (anziché naturali) consente di ottenere pelli “free of chrome” molto morbide e quindi adatte anche all’utilizzo nei settori dell’abbigliamento, calzaturiero e degli imbottiti. Sono inoltre facilmente tingibili con colori pastello e molto concorrenziali rispetto alle pelli tradizionali (solo un 5% più care). Dal punto di vista ecologico il principale plus delle pelli ‘Free of Chrome’ risiede nel processo di smaltimento dei prodotti al termine del loro ciclo di vita. Oggi è possibile destinare le pelli conciate al cromo (o prodotti che le contengono) alla termovalorizzazione solo nel caso in cui gli impianti siano in grado di trattare i prodotti della combustione, abbattendo la nocività dei metalli pesanti contenuti nei fumi. Queste precauzioni si rendono necessarie poiché in caso di combustione il cromo contenuto nelle pelli si trasforma da trivalente ad esavalente, divenendo carcinogeno. Le pelli Arborea, non contenendo cromo, non necessitano di particolari processi di smaltimento, potendo, al contrario, essere utilizzate come combustibile per la produzione di energia nei processi di termovalorizzazione. “Arborea”, questo il marchio registrato per la pelle ai tannini SINTETICI, è per il momento destinata al settore arredamento (divani , poltrone, etc.) e automotive (sedili e accessoristica auto), ma presto sarà disponibile anche per il settore abbigliamento (borse, scarpe, abiti in pelle). *°*°*° BIO-MATERIALS. There are many research jobs and patents related to new environmentally-friendly materials. The Novamont Spa (Terni) case is of special relevance as regards this issue. On April 19th of the current year Catia Bastioli, Novamont’ s managing director, and her research team were awarded the “2007 European Inventor” prize. This award, which was established by the European Commission and by the European Patent Office, went to Mater-Bi, a new generation of biodegradable plastics obtained from maize and sunflower starch. Novamont meets about 65% of the world demand for bio-plastics and produces every year 35 thousand tons of Mater-Bi. For the year 2008, the potential yield of the Terni plants will rise to 60 thousand tons and Novamont will further consolidate its leadership in this segment. We also wish to mention an agreement with Coldiretti from Terni aimed at promoting specialized cultivations for the production of bio-plastics over the territory: a synergy between farming and industry that sets up an “environmentally-sustainable industrial draw-plate”. Another interesting industrial case is that of Eco Leather Spa based in Monopoli (Bari), part of the Italian Leather Group (info@italianleather.it). With a turnover of 67 million €/year and 430 employees, Eco Leather, consistently with its policy, has developed an innovative process for the “chrome-free” leather dressing. Five years spent in research activities and an investment of 4 million € made it possible to replace chrome salts with SYNTHETIC tannins. This innovating dressing process offers several advantages. Firstly, the adoption of SYNTHETIC tannins (instead of natural tannins) make it possible to obtain particularly soft “chrome-free” leathers, well suitable for garments, shoes, and upholsteries. Leather treated with SYNTHETIC tannins is easy to dye with pastel tints and very competitive compared to traditional leather (only 5% more expensive). Secondly, “chrome-free” leathers have a considerable ecological plus, since leather goods at the end of their life cycle can be disposed without pollution. Today chrome-dressed leathers can be composted and burned to generate energy only in special plants provided with systems for the abatement of the emissions containing heavy metals. All that because, in case of combustion, the chrome contained in the leather turns from trivalent into hexavalent chrome, highly toxic and carcinogenic. “Arborea” leathers do not contain chrome and can be used in the waste to energy plants without any precaution. “Arborea”, this is the registered trade-mark of chrome-free leather, is at the moment used in the interior design industry (sofas, armchairs, etc.) and automotive industry (car seats and car accessories), but it will soon become available for the clothing industry, too (leather bags, shoes, leather garments). /// ENERGIE RINNOVABILI. Nel 2006 gli investimenti di venture capital europei nel settore eco-tech sono stati di circa 2,5 miliardi $, di cui più del 50% investito in clean-energies . (Direttiva comunitaria 2001/77/CE sulla promozione delle fonti rinnovabili). Anche in Italia c’è grande movimento intorno alle fonti di energia pulita. In particolare la ricerca si concentra sul fotovoltaico estremo - solare termodinamico ad alta temperatura - eolico d’alta quota. Vediamo meglio. Il fotovoltaico estremo mira a realizzare celle ad altissima efficienza (maggiore/ uguale al 40%) e a costi contenuti, cosicché il costo dell’elettricità generata sia concorrenziale con il costo dell’elettricità da fonti fossili. Una delle strade perseguite è quella delle celle fotovoltaiche a tripla giunzione (= chips fotovoltaici a tre strati sovrapposti di arseniuro di gallio, silicio, germanio), coadiuvate da una lente di Fresnel per concentrare i raggi solari. Già sperimentate con successo sui satelliti, si cerca ora di adattarle agli usi civili e produrle in grande scala. Leader nel settore sono due società USA: Boeing-Spectrolabs e Emcore. Ma anche l’Italia si distingue grazie alle attività di CESI (Centro elettrotecnico sperimentale italiano), Edison, Crp (Centro ricerche plastoottiche) di Udine e Inoa (Istituto nazionale ottica applicata) di Firenze. Il CESI è l’unico produttore europeo di chips a triplo strato, e le sue celle raggiungono la rispettabile efficienza del 30%. Edison, con la collaborazione del Crp e dell’Inoa, intende realizzare un pannello di celle CESI, potenziato da lenti focalizzanti perfettamente allineate e a basso costo. La sfida è di commercializzare un pannello fotovoltaico a tecnologia tutta italiana e altamente efficiente (100€ al Kw/h) (fonti: www.cesi.it / www.edison.it). Il progetto Solar Film dell’Università di Bologna è stato finanziato nel 2003 e nel 2004 dal Consorzio SPINNER, organismo intermediario per la gestione di fondi europei per lo sviluppo di nuova imprenditorialità ad elevato contenuto tecnologico. Lo scopo del progetto è quello di costituire una società di spin-off universitario che vada a sviluppare tecnologia per realizzare dispositivi fotovoltaici plastici. Solar Film, sotto il coordinamento di Alessandro Fraleoni Morgera, lavora per realizzare celle fotovoltaiche plastiche: flessibili, leggere, resistenti, economiche, versatili e facilmente applicabili su qualsiasi superficie, anche curva. Il film fotovoltaico non ha l’efficienza di un sistema di celle a triplo strato, ma, se prodotto in scala industriale, avrà il costo di solo 1€/W , contro i circa 4 € delle comuni celle fotovoltaiche. Il processo per la produzione del film fotovoltaico è protetto da brevetto (WO2005057666) (fonti: www.unibo.it e Il sole 24h, 30/11/06). Nel solare termodinamico estremo l’Italia vanta un vero primato. Carlo Rubbia, il premio Nobel a capo dell’ENEA fino al 2005, e alcuni suoi collaboratori (co-autori), hanno inventato dei nuovi collettori solari lineari orientabili e ad alta temperatura (EP 1397622 B1; EP 1397621 B1; US 2004/126594 A1; US 2004/118395 A1; etc). Tali collettori, frutto del “Progetto Solterm” dell’ENEA (titolare dei brevetti), sono variamente innovativi sia per la tecnologia dei riflettori solari, che per quella dell’accumulazione dell’energia termica prodotta dall’impianto. I riflettori sono speciali superfici paraboliche lineari, orientabili. L’accumulazione avviene tramite un sistema dotato di particolari tubi riceventi, entro il quale scorre una miscela di sali fusi (NaNO3 + KNO3) in grado di raggiungere una temperatura di 550 C°. Tale tecnologia consente la disponibilità di calore ad alta temperatura in ogni momento della giornata e in qualsiasi condizione meteorologica. Attualmente L’ENEA , in collaborazione con ENEL, sta realizzando la dimostrazione su scala industriale dell’applicazione della nuova tecnologia solare termodinamica per la produzione di energia elettrica (PROGETTO ARCHIMEDE): la centrale solare di Priolo Gargallo (Sicilia) ha una potenza nominale di 20 MWe e bassissime emissioni inquinanti. ENEA collabora inoltre con diverse società, italiane (es. Techint) ed estere, per applicare le tecnologie sviluppate alla desalinizzazione dell’acqua marina; e con la società Donati Group per la realizzazione di istallazioni più piccole adatte al funzionamento di impianti di cogenerazione elettrica e refrigerazione ad assorbimento. Per concludere, l’eolico estremo: il “Kite Wind Generator”, per altezza inventiva e possibilità applicative, meriterebbe separata e approfondita trattazione. Massimo Ippoliti, ricercatore e partner della Kite Gen Research Srl, è l’ideatore del progetto “Kite Gen”, l’autore dell’originale software ad esso collegato e l’inventore di una serie di trovati elettromeccanici brevettati in Italia e in Europa : EP1672214 (Vertical axis wind turbine with control system steering kites); ITTO20030717 (Sistema di controllo intelligente che sfrutta le caratteristiche di un’ala, aquilone o vela in genere per produrre energia); EP1164377 (Monoaxial biaxial, triaxial accelerometer with a signal analysis processor and output adapted to be connected to a PLC); ITTO20030744 (Regolatore di tensione per alternatori con sensibilità all’accelerazione ai fini della rigenerazione di energia e della riduzione del consumo). In estrema sintesi l’invenzione consiste in schiere di grandi “aquiloni” (o, meglio, profili alari) raggruppati, il cui movimento è controllato elettronicamente. Gli “aquiloni” sono ancorati a una struttura girevole, simile a una enorme giostra, la quale convoglia l’energia cinetica ad alternatori incorporati. L’apparato ha dimensioni gigantesche, ma è strutturalmente leggero. I profili alari, stazionando a circa 1000 metri dal suolo, sfruttano i forti e continui venti di alta quota (molto più intensi di quelli sfruttabili dalle attuali torri eoliche). Si stima che l’energia prodotta operando su un km cubico sia pari a quella prodotta da una centrale nucleare (fonte: www.kitegen.com). Allo sviluppo del progetto stanno contribuendo vari soggetti tra i quali la Regione Piemonte e il Politecnico di Torino. Passando dall’eolico di grande potenza all’eolico per uso “urbano” e co-generazione domestica , si segnalano due brevetti italiani. La EolPower, lo spin-off dell’Università Federico II di Napoli fondato da Domenico Coiro, ha brevettato alcuni sistemi per piccole turbine eoliche e conta di commercializzare presto areogeneratori ad asse orizzontale e ad asse verticale ad un prezzo inferiore ai 7.000 €. La Energy Power Family (www.epf-group.it), start-up fondata dall’ingegnere di Alenia Armando Carcaterra, ha messo a punto una micro turbina ad asse verticale da installare sul tetto di ogni edificio in modo da sfruttare le correnti di vento per produrre energia da scambiare sulla rete elettrica. La turbina avrà configurazioni da 1, 4 o 8 Kw/h ed un costo inferiore a 10.000€ : in tal modo sarà possibile assicurare un consistente risparmio energetico ai nuclei familiari che usufruiscono del prodotto. *°*°*° RENEWABLE ENERGIES. In 2006 the investment of European venture capitals in the eco-tech industry amounted to 2,5 billion $, of which more than 50% was invested in clean-energies. (Direttiva comunitaria 2001/77/EC Community Directive on the promotion of renewable sources). Even in Italy there is great ferment around clean energy sources. More particularly, the research focuses on extreme photovoltaic – high-temperature thermodynamic solar – high-altitude wind solutions. Let us go deeper into that. Extreme photovoltaic aims at developing very high-efficiency cells (higher than/equal to 40%) at low costs, so that the cost of the generated power proves to be competitive with the cost of power generated from fossil fuel sources. One of the routes taken is that of three-band gap photovoltaic cells (= photovoltaic chips with three superimposed layers of gallium arsenide, silicon, germanium), supported by a Fresnel lens to concentrate sun rays. After being successfully tested them on satellite applications, attempts are now being made to adapt them to civil uses and manufacture them on a large scale. Two U.S. companies are leaders of this sector: Boeing-Spectrolabs and Emcore. However, Italy also stands out owing to the activities run by CESI (Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano), Edison, Crp (Centro Ricerche Plastoottiche) based in Udine and Inoa (Istituto Nazionale Ottica Applicata) based in Florence. CESI is the sole European manufacturer of three-layered chips, and its cells achieve a good 30% in efficiency. Edison, in co-operation with Crp and Inoa, intends to set up a CESI cell panel, made more powerful by perfectly aligned and low-cost focusing lenses. The challenge involved in marketing a photovoltaic panel featuring a fully Italian technology is extremely effective (100€ per Kw/h) (sources: www.cesi.it / www.edison.it). The Solar Film project of the Bologna University was financed in 2003 and in 2004 by the SPINNER association, an intermediary body that manages European funds meant to promote the development of new highly technological entrepreneurship. The purpose of the project is to incorporate a university spin-off company that develops the technology required to manufacture plastic photovoltaic devices. Solar Film, co-ordinated by Alessandro Fraleoni Morgera, is working to manufacture plastic photovoltaic cells: flexible, light, strong, cheap, versatile and easily applicable to all types of surfaces, even curved ones. The photovoltaic film does not provide the same efficiency as a three-layered cell system but, if it is produced on an industrial scale, will only cost 1€/W, against 4 € needed for purchase ordinary photovoltaic cells. The photovoltaic film manufacturing process is protected by a patent (WO2005057666) (sources: www.unibo.it and Il sole 24h, 30/11/06). In extreme thermodynamics Italy is a real record. Carlo Rubbia, who won the Nobel prize and led ENEA until 2005, and some of his co-operators (and also co-authors) invented new swivelling and high-temperature linear solar collectors (EP 1397622 B1; EP 1397621 B1; US 2004/126594 A1; US 2004/118395 A1; etc). These collectors, the fruitage of the “Solterm Project” by ENEA (the patent owner), are really innovative both in the technology of solar reflectors and in the heat accumulation system. The reflectors are special linear parabolic mirrors, orientable. Heat accumulation is obtained trough a system provided with receiving tubes wherein a mix of loose salts which slides and can reach the temperature of 550 C°. This new solar technology makes it possible to have high heat energy in any moment of the day and in any meteorological condition. At the moment, ENEA is co-operating with the company ENEL to demonstrate the efficient working of the new solar accumulation system on industrial scale (ARCHIMEDE PROJECT): the solar plant in Priolo Gargallo (Sicily) generates 20 MWe (nominal power) without a substantial CO2 emission. Furthermore, ENEA cooperates with many other Italian (such as Techint) and foreign companies to apply its new technology to the sea water desalination; and with the company Donati Group for the production of smaller systems suitable for electric co-generation plants and absorption cooling systems. Finally, the extreme wind system: “Kite Wind Generator”, would deserve a separate description owing to its top-rate invention level and its possibilities of application. Massimo Ippoliti, researcher and partner of Kite Gen Research Srl, is the creator of the “Kite Gen” project, the author of the software that was originally linked with it and the author of a number of electromechanical inventions patented in Italy and in Europe: EP1672214 (Vertical axis wind turbine with control system steering kites); ITTO20030717 (A smart control system that exploits the characteristics of a wing, a kite or a sail to produce power); EP1164377 (Monoaxial biaxial, triaxial accelerometer with a signal analysis processor and output adapted to be connected to a PLC); ITTO20030744 (Voltage regulators for alternators with sensitivity to acceleration for the purpose of energy regeneration and saving). Very shortly, the invention consists of ranks of large “kites” (or wing spreads) arranged in a group, whose movement is controlled by electronic means. “Kites” are fastened to a turning frame that resembles a huge carousel that conveys the kinetic energy to built-in alternators. This huge apparatus has actually a very light structure which stands at about 1000 metres above the ground and exploits the strong and continuous high-altitude winds. These altitude winds are much stronger than the winds moving the traditional aeolic towers. It is estimated that the energy produced by operating on a cubic km equals that produced by a nuclear power station (source: www.kitegen.com). This project is being developed by various subjects, among which are Lombardia region and the university “Politecnico di Torino”. Moving from high-power wind-generating systems to wind systems for “urban” use and household cogeneration, two Italian patents are worth mentioning. EolPower, the spin-off originating from the Federico II Naples University founded by Domenico Coiro, patented some systems for small wind turbines and intends to market horizontal- and vertical-axis wind-power generators at less than 7.000 € very soon. Energy Power Family (www.epf-group.it), a start-up that was founded by Alenia’s engineer Armando Carcaterra, has developed a vertical axis miniature turbine to be installed on the roof of each building so as to be able to exploit wind currents to produce energy suitable for exchange along the power mains. The turbine rating will be 1, 4 or 8 Kw/h and will cost less than 10.000€ : thus, considerable energy saving will be available to households using the product. /// ECO-ARCHITETTURA. Che il modo più semplice per tutelare l’ ambiente sia limitare gli sprechi energetici è cosa nota . Ma para-spifferi e doppi vetri, coibentazione dei tetti, uso attento del riscaldamento, sono provvedimenti ormai insufficienti. Oggi la eco-architettura ripensa interamente gli edifici in una ottica sostenibile, mettendo in campo tutte le attuali conoscenze tecnico-scientifiche per risparmiare (e generare !) energia. Anche perchè “ripensare” le nostre case conviene davvero ! Secondo l’ ENEA il settore residenziale è responsabile di più del 30% dei consumi energetici italiani e una casa tradizionale consuma fino a 200 Kwh/mq/anno (contro i 30 Kwh/mq/anno di una casa costruita secondo i criteri della classe A di risparmio energetico edilizio e i 50 Kwh/mq/anno di una casa in classe B). L’ UE, nel quadro di uno sviluppo sostenibile e delle delle fonti rinnovabili, si è espressa più volte sul tema dell’ edilizia eco-compatibile. La riduzione dei consumi di energia e delle emissioni sono gli obiettivi alla base della Direttiva europea sulla certificazione energetica degli edifici (Direttiva 2002/91/CE, recepita in Italia dal D. Lgs. n. 192 del 19 Agosto 2005 e dal D. Lgs. n. 311 del 29 Dicembre 2006). Tale certificazione deve essere intesa soprattutto come uno strumento di trasformazione del mercato immobiliare attraverso un sistema simile a quello adottato con successo per gli elettrodomestici e volto a sensibilizzare gli utenti sugli aspetti energetici all’ atto dell’ acquisto. Il processo dovrebbe inoltre portare a una migliore conoscenza dei consumi energetici nei settori residenziale e terziario, che continuano a trainare la domanda di energia nel nostro Paese. Si noti che la suddetta Direttiva UE (2002/91/CE) non indica un procedimento unico per la certificazione, lasciando libertà di scelta ai paesi membri. Si è però consolidata la prassi di una certificazione semplificata che suddivide in classi di efficienza energetica gli immobili e che utilizza un descrittore espresso in Kw-ora/mq/anno (N.B.: metro quadro calpestabile). Per quanto riguarda gli organi abilitati alla certificazione la situazione italiana è ancora in piena evoluzione. Si possono solo segnalare tre interessanti iniziative : quella della provincia autonoma di Bolzano, che per prima in Italia, ha istituito un sistema di certificazione energetica finalizzato all’attribuzione (su base volontaria) del marchio "CASACLIMA"; l’ iniziativa della Provincia di Milano, che, insieme ai Comuni di Melzo e Carugate, nel 2006 ha istituito l’ ente di accreditamento denominato SACERT, anch’esso operante su base volontaria; e, in fine, l’ iniziativa comune ITC-CNR ed ENEA, i quali hanno definito e sviluppato un originale software denominato “Docet”. Questo software, coperto da copyright, consente di calcolare in modo semplice ma scientifico i fabbisogni energetici di un edificio, i risparmi economici ottenibili, la quantità di CO2 prodotta e la classe energetica (http://www.docet.itc.cnr.it/). Per quanto riguarda la politica di incentivazione fiscale, la Legge Finanziaria 2007 reca disposizioni in materia di detrazioni per le spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente. Le detrazioni fiscali riguardano tutte le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, per interventi di riqualificazione energetica degli edifici che conseguano un risparmio di energia nella misura indicata (Vd. comma 344) - per coperture, pavimenti e infissi idonei a determinare risparmio energetico (Vd. comma 345) - per l’ installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici e industriali (Vd. comma 346) - per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione (Vd. comma 347) (fonte: www.fire-italia.it). E’ inoltre intervenuto il recente Decreto 19 febbraio 2007 (G.U. n° 47 del 26/02/07) che incentiva l’ istallazione di pannelli fotovoltaici. Anche dal mondo universitario giungono notizie interessanti. Recentemente (Maggio 2007) l’ Università di Ferrara ha presentato il nuovo corso “Architettura ed energia” che ha lo scopo di formare specialisti nella progettazione e recupero di edifici ecologicamente sostenibili. Nel 2006 il premio Start Cup dell’Università di Camerino ha dato il 2° posto a un progetto di impresa indirizzato all’ eco-edilizia. Maria Federica Ottone, docente di architettura e promotrice dell’iniziativa imprenditoriale premiata, è oggi tra i fondatori dello spin-off “Pro Energy System”, una società impegnata sul fronte del risparmio energetico in architettura. Al progetto partecipano anche fisici e ingegneri. (Vd. http://startcup.unicam.it). Nel parco scientifico Kilometro Rosso, di cui sono partners, tra gli altri, l’ Università degli Studi di Bergamo e l’ Istituto Mario Negri, verrà completato entro il 2007 un edificio multifunzionale che sarà esempio e punto di riferimento per l’ edilizia eco-compatibile nel nostro Paese. La struttura, battezzata “Centro delle professioni”, abbatte consumi energetici ed emissioni nocive per il tramite delle migliori tecnologie disponibili, ed è il primo intervento architettonico in provincia di Bergamo con rendimento energetico certificato, cioè per il quale sono comunicati in modo specifico i consumi. In essa troveranno spazio i servizi pubblici di supporto alla vita di Kilometro Rosso (dalla brevettazione fino agli studi di progettazione e design) e sarà anche luogo di confronto delle attività di ricerca. Infine, si segnala il 4° convegno Eco-efficency, tenutosi a Torino dal 5 al 9 Giugno 2007, presso il Centro Congressi Lingotto della FIAT. L’ evento, organizzato da Empirica Progetti e Environment Park, si è incentrato sui seguenti temi: Riuso Sostenibile del Patrimonio Edilizio - Edilizia Sostenibile (all’interno del collegato congresso nazionale “Bio Edilizia Italia”) - Sustainable Building South Europe (all’interno del convegno facente parte di 12 appuntamenti mondiali sull’edilizia sostenibile che si terranno in altrettanti Paesi del mondo). *°*°*° ECO-ARCHITECTURE. It is universally acknowledged that the simplest manner to protect the environment is by minimizing energy waste. However, draught guards and double glazing, roof insulation and a careful use of the heating are now insufficient measures. Today, it redesigns buildings all over framing them within a sustainable context, and implements all its state-of-the art technical and scientific knowledge to save (and generate!) energy, also because “redesigning” homes is really convenient! According to ENEA the residential sector accounts for more than 30% of the Italian energy consumption and a traditional home consumes up to 200 Kwh/mq/year (against 30 Kwh/mq/year of a home built according to class A of the building energy saving criteria and 50 Kwh/mq/year of a class B home). The UE, within the frame of sustainable development and renewable sources, has expressed its viewpoint several times on the issue of eco-compatible building. The reduction of energy consumptions and emissions is the object of the European Directive on building energy certification (Directive 2002/91/EC, acknowledged in Italy by L. D., no. 192 issued on August 19, 2005 and by L.D. no. 311 issued on December 29, 2006). This certification shall above all be meant to be a tool to change the real estate market though a system that is similar to that successfully adopted for household appliances and aimed at making users more aware of energy-related aspects at the time of the purchase. The process should also bring about a better knowledge of energy consumptions in the residential and service segments, which continue to drive the demand for energy in our Country. Please notice that the foregoing EU Directive (2002/91/CE) does not provide one sole certification method, but allows freedom of choice to member countries. However, the consolidated practice envisages a simplified certification that divides buildings into energy efficiency classes and which uses a Kw-hour/m2/year indicator (N.B.: step square metre). As regards the bodies enabled to provide the certification, the Italian situation is still evolving. Three interesting initiatives can be reported here: that of the Bolzano independent province, which has been the first one in Italy to set up an energy certification system aimed at the assignment of the "CASACLIMA" trademark (on a voluntary basis); the initiative of the Province of Milan which, along with the municipalities of Melzo and Carugate, in the year 2006, founded the accreditation body named SACERT, which also operates on a voluntary basis; finally, ITC-CNR and ENEA’s joint initiative, which has conceived and developed an original software package named “Docet”. This software package, protected by copyrights, allows the energy requirements of a building, the potential money saving, the produced quantity of CO2 and the related energy class to be calculated in a simple but rigorously scientific manner (http://www.docet.itc.cnr.it/). As regards the fiscal incentive policy, the Finance Act 2007 lists provisions in connection with deductions for expenses sustained to provide energy reclassification of the existing buildings. Fiscal deductions concern all documented expenses incurred into by and not later than December 31, 2007, for energy reclassification actions over buildings that have achieved the indicated energy saving value (see paragraph 344) – for roofing, flooring and frames that promote the attainment of energy saving (see paragraph 345) – for the installation of solar panels for the generation of hot water for domestic and industrial applications (see paragraph 346) – for the replacement of winter conditioning systems with systems equipped with gas condensing boilers and the simultaneous development of the distribution system (see paragraph 347) (source: www.fire-italia.it). Moreover, the recent Decree issued on February 19, 2007 (G.U. no. 47 of 26/02/07) has intervened to further promote the installation of photovoltaic panels. Even the university world provides interesting news. The Ferrara University has recently (May 2007) presented the new course named “Architecture and energy” aimed at forming experts in the design and recovery of environmentally sustainable buildings. In 2006 the Start Cup award of the Camerino University assigned the second position to a business project oriented to the eco-building segment. Maria Federica Ottone, a teacher of architecture and promoter of the awarded business initiative, is today among the founders of the “Pro Energy System” spin-off, a company committed to energy saving in architecture. Also physicists and engineers take part in the project (see http://startcup.unicam.it). At Kilometro Rosso, a scientific park whose partners include, among others, Università degli Studi di Bergamo and Istituto Mario Negri, a multifunctional building that will stand as an example and a reference point for eco-compatible building in our Country will be completed before the end of the year 2007. The structure, named “Centro delle professioni” (Profession Centre), minimizes energy consumptions and harmful emissions through the use of the best available technologies , and is the first architectural action in the Bergamo area with a certified energy return, that is whose energy consumption is made know as a special requirement. It will lodge life supporting public services of Kilometro Rosso (from the patenting up to the engineering and design stages) and will also be a place where research activities can be compared. A final mention is dedicated the 4th Eco-efficiency conference, which took place in Turin from June 5 to 9, 2007, at the Centro Congressi Lingotto owned by FIAT. This event, organized by Empirica Progetti and Environment Park, focused on the following issues: Sustainable Re-use of Building Heritage – Sustainable Building (within the frame of the related national conference named “Bio Edilizia Italia”) - Sustainable Building South Europe (within the frame of the conference that was part of 12 world conference days on sustainable building, which will take place in as many world countries).
Scritto il: 10-05-2007
Oggetto: “ITALIA: NUOVE NORME RIGUARDANTI LA REINTRODUZIONE DELLE TASSE PER BREVETTI DI INVENZIONE, MODELLI E DISEGNI” *°*°*° “ITALY: NEW RULES CONCERNING THE REINSTATEMENT OF THE OFFICIAL FEES FOR INVENTION PATENTS, MODELS AND DESIGNS” – Avv. Giovanni Lecce
È stato pubblicato il 6 aprile 2007 il Decreto Ministeriale che stabilisce gli importi dei diritti governativi su brevetti, modelli di utilità, disegni e modelli (Decreto 2 aprile 2007, “Determinazione dei diritti sui brevetti e sui modelli, in attuazione del comma 851, dell’ articolo 1, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296.”). Il Decreto riguarda i diritti reintrodotti a gennaio 2007 da una norma della Legge Finanziaria 2007, dopo che gli stessi erano stati aboliti un anno prima da una norma della Legge Finanziaria 2006. I diritti per il mantenimento in vita sono dovuti annualmente dopo il quinto anno dal deposito per i brevetti di invenzione e quinquennalmente per i modelli di utilità nonché per i disegni e modelli. Secondo le disposizioni transitorie contenute nel Decreto, i diritti di mantenimento in vita scadenti dal 1 gennaio al 30 aprile 2007 sono dovuti entro il 30 giugno 2007, mentre i diritti di mantenimento in vita scadenti dopo il 30 aprile 2007 sono dovuti entro la fine del mese in cui cade l’ anniversario del deposito. Per i quinquenni successivi al primo, riferiti ai brevetti per modelli di utilità e alla registrazione di disegni e modelli la cui decorrenza è scaduta nel corso del 2006, è dovuto il pagamento di un diritto forfettario per il mantenimento in vita entro il 30 giugno 2007. Il pagamento del diritto di mora è sempre ammesso durante i sei mesi seguenti la fine del periodo in cui i diritti sono dovuti. Infine, il Decreto esonera dal pagamento dei diritti di deposito e di trascrizione, relativamente ai brevetti e ai modelli di utilità, le università, le amministrazioni pubbliche aventi fra i loro scopi istituzionali finalità di ricerca e le amministrazioni della difesa e delle politiche alimentari e forestali. Per quanto riguarda i diritti di deposito sui brevetti e sulle trascrizioni, essi sono dovuti a partire dal 21 Aprile 2007 (15 giorni dopo l’ entrata in vigore del Decreto). (Aprile 2007) *°*°*° A ministerial decree, establishing the amount of the governmental fees concerning patents, utility models, designs and models, has been published on April 6, 2007 (law decree dated April 2, 2007 “Determinazione dei diritti sui brevetti e sui modelli, in attuazione del comma 851, dell’ articolo 1, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296.”). The decree concerns the fees reinstated on January 2007 by a rule of the Financial Law 2007, after that the same fees had been abolished by a rule of the Financial Law 2006 the year before. The maintenance fees are annually due after the fifth year from the filing date of the invention patents and quinquennially due for the utility models and for the designs and models.
According to the temporary provisions contained in the law decree, the maintenance fees expiring from January 1 to April 30, 2007 are due within June 30, 2007, whereas the maintenance fees expiring after April 30, 2007 are due within the end of the month in which the anniversary of the filing date falls. For the five-year periods subsequent to the first quinquennium, referred to the patents for utility models and to the registrations of designs and models whose effect is expired during 2006, the payment of a lump-sum fee for the maintenance is due within June 30, 2007. The payment of the delay fee is always admitted during the six months following the end of the period in which the fees are due. Finally the decree exempts the Universities, the Public Administrations (having among their basic purposes research aims), the Administrations of the Defence and of the Food and Forest Policy from the payment of the filing and recording fees concerning the patents and the utility models. As to the filing fees concerning the patents and the recordings they are due from April 21, 2007 (15 days after the coming into force of the law decree). (April 2007)
Scritto il: 12-12-2006
Oggetto: ***DISPONIBILE IL NOSTRO NUOVO NOTIZIARIO***
DA GENNAIO 2007 SARA’ DISPONIBILE IL NOTIZIARIO DEGLI STUDI LECCE E CALCIATI. SE DESIDERATE RICEVERLO INVIATE IL VOSTRO NOME E INDIRIZZO POSTALE ALLA SEGUENTE E-MAIL : news@brevetti-lecce.it . °*°*°*°*°*° IF YOU DESIRE TO RECEIVE OUR PAPER NEWSLETTER PLEASE COMMUNICATE YOUR NAME AND POSTAL ADDRESS TO : news@brevetti-lecce.it .
Scritto il: 08-12-2006
Oggetto: “IL BIOTECH E LA RIPRESA DELLA FARMACEUTICA ITALIANA” - a cura del settore chimico-farmaceutico
Dai primi anni ’80 e fino alla metà degli anni ’90 il settore farmaceutico italiano ha attraversato una grave crisi. Molte aziende hanno subito ridimensionamenti, altre sono state smembrate, altre ancora hanno subìto tagli nella ricerca. Se l’ industria farmaceutica “tradizionale” pativa la mancanza di capitali, l’assenza di politiche pubbliche e di strutture universitarie di eccellenza e una scarsa propensione all’innovazione, la farmaceutica biotecnologica si trovava in condizioni ancor peggiori. Uno studio della Università Carlo Cattaneo – LIUC così rappresentava il settore biotecnologico italiano degli anni ’80 e ’90 : ritardo tecnologico medio-alto; prospettive future incerte; stimolo all’innovazione scarso; arretratezza degli investimenti privati alta; nuove imprese italiane poche; ruolo grandi imprese negativo; allenze internazionali limitate; sostegni e incentivi pubblici assenti o scarsi; ruolo delle università limitato (Liuc Papers n. 25, Nov./Dic. 1995). Paradossalmente, nell’ultimo decennio, la ripresa del settore farmaceutico italiano arriva proprio dal "biotech". Lo scenario così negativamente descritto dal rapporto LIUC è ora in netto miglioramento. Oggi l’Italia è quarta in Europa per numero di imprese che operano nelle biotecnologie. Il terzo Bioforum (2006) ha descritto il "biotech" italiano come in discreta salute e sostenuto da un gran numero di scienziati e ricercatori eccellenti sia nelle Università che nelle aziende, con una crescente attenzione da parte delle istituzioni e un buon posizionamento di Borsa Italiana sul settore (fonte: Il Sole 24 Ore). Al 2006 le società "biotech" italiane sono 163, di cui 73 costituite a partire dal 2000, tra cui spicca una forte predominanza di aziende dedicate alla cura della salute (69% sul totale) e una prevalenza di piccole imprese (80% sul totale). I dipendenti sono 8.300 (+25% nell’ultimo triennio), di cui oltre la metà impegnati in attività di R&S. Il fatturato ammonta a circa 3 miliardi di euro (fonte:www.e-gazette.it/ANSA). In sintesi oggi il "biotech" italiano può contare sull’interesse degli investitori, delle istituzioni pubbliche e dei centri di ricerca universitari. E anche per questo i risultati sono tangibili.
Numerose le iniziative a livello nazionale e regionale per il sostegno e la promozione delle biotecnologie. L’ Assobiotec, presieduta da Roberto Gradnik, è l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie (oltre 70 associati tra imprese e parchi scientifici e tecnologici), che fa parte di Federchimica.
La Lombardia è la prima regione italiana e la seconda in Europa in campo chimico-farmaceutico: Bioiniziativa è un progetto di Assolombarda e Finlombarda per promuovere la valorizzazione economica ed imprenditoriale delle biotecnologie nella Regione Lombardia. Essa si pone a valle del sistema della ricerca pubblica e privata lombarda, con l’obiettivo fondamentale di favorire la valorizzazione dei risultati scientifici generati dal sistema della ricerca e la loro trasformazione in innovazioni tecnologiche, su cui innestare la nascita e la crescita di nuove imprese. Il Bioindustry Park nel Canavese (Ivrea) nasce per iniziativa della Regione Piemonte e con la partecipazione del BioAlps di Ginevra (CH) e dell’Adebag (Associazione per lo sviluppo delle biotecnologie di Grenoble-FR). Attualmente diretto da Roberto Ricci il Bioindustry Park è un maxi-distretto virtuale per la promozione internazionale della ricerca medica e biotecnologica, il quale promuove, coordina e supporta tecnologicamente l’attività di 550 aziende e 40 enti di ricerca pubblici e privati con oltre 1200 ricercatori. Inoltre ha come specifica "mission" anche la nascita di nuove imprese (start-up e spin-off), la ricerca e l’innovazione nel settore biotecnologico, e la CONVERSIONE DEI RISULTATI OTTENUTI IN BREVETTI E INNOVAZIONE.
La FaBioCell è un laboratorio pubblico promosso dall’Istituto Superiore di Sanità e diretto da Filippo Belardelli. La grande novità è che non si occupa solo di ricerca ma anche di sperimentazione clinica grazie a collaborazioni con importanti ospedali nazionali (Regina Elena di Roma – Fondazione Pascale di Napoli – Istituto Dei Tumori di Milano). La FaBioCell ha come missione lo studio di terapie oncologiche “costruite” per il singolo paziente. Cellule dendritiche (DC) dello stesso paziente (che innescano la risposta immune) e interferoni (IFN), mediante opportuni processi, danno vita a cellule IFN-DC. Tali cellule potrebbero in futuro essere utili per la cura di tumori quali il melanoma, la leucemia mieloide cronica e i tumori del colon e della prostata. Recentemente l’UE ha incaricato la FaBioCell di coordinare la ricerca in questo campo a livello europeo fornendo indicazioni per la costruzione di un network di strutture comuni.
L’Istituto San Raffaele di Milano, polo ospedaliero e universitario di eccellenza, è forse il più importante centro di ricerca in campo medico-farmaceutico del nord Italia. Molto attivo nel settore biotecnologico porta avanti, tra gli altri, studi sugli anticorpi monoclonali umani e i vaccini innovativi per il controllo di gravi malattie infettive. Detiene inoltre il primato dei brevetti : 365 BREVETTI sui 715 ottenuti nel 2004 dall’insieme di tutti i centri di eccellenza italiani di ricerca e cura (Ircss).
Al Centro di Ricerca di Nerviano (Mi) (precedentemente di Farmitalia Carlo Erba) si devono numerose molecole utilizzate in campo chemioterapico quali adriamicina, doxorubicina, epirubicina e relativi brevetti. Nonostante i numerosi passaggi di proprietà degli anni 80 e 90 che ne hanno ridimensionato il capitale umano, di ricerca e brevettuale, tale Centro ha ritrovato le sue potenzialità straordinarie dopo la sua cessione alla "Congregazione dei figli della Immacolata Concezione". Attualmente al Nerviano Medical Sciences (NMS), diretto per la Ricerca e Sviluppo da Francesco Colotta, si svolge ricerca in ambito oncologico. La attenzione di NMS è oggi rivolta anche al "biotech" e in particolare si stanno studiando le chinasi Aurora che, intervenendo nella divisione cellulare, sono un bersaglio ideale per alcune molecole messe a punto a Nerviano le quali, già in fase di sperimentazione clinica, sembrano davvero promettenti. Il Centro di ricerche Vicuron di Gerenzano (VA) dopo essere stato dismesso da Pfizer, sta per essere trasformato in una cittadella della biotecnologia, sotto la protezione della provincia di Varese che ha ricevuto in donazione la struttura immobiliare. I dipendenti Vicuron potranno continuare il loro lavoro e portare a compimento le ricerche precedentemente avviate. Il Centro Ismett (Istituto Mediterraneo per i trapianti e le terapie di alta specializzazione) di Palermo, in collaborazione con la Università di Pittsburgh sta per aprire un nuovo avveniristico laboratorio in cui, sotto la direzione scientifica di Massimo Trucco verranno coltivate linee cellulari epatiche, pancreatiche e staminali. La "cell factory" palermitana sarà in grado di distribuire cellule in tutte le aree del Mediterraneo. Sempre a Palermo, al CNR, sono state individuate le basi molecolari che generano le placche responsabili di Alzheimer. In particolare i ricercatori hanno scoperto che il maggior danno cerebrale è causato dagli oligomeri del peptide beta-amiloide. Lo studio è stato condotto prendendo a modello il sistema nervoso dei ricci marini e iniettando in essi grandi quantità di tale peptide prodotto con un procedimento nuovo da speciali batteri. Tra le aziende italiane impegnate in ambito biotecnologico ricordiamo: Genextra (Milano) gene p66 e proteina anti-ageing; Gentium (Villa Guardia-CO), ricerca e sintesi di molecole ad uso terapeutico di origine naturale; Nicox (Bresso-MI), infiammazione e malattie cardiometaboliche; Newron (Bresso-MI) terapie innovative per malattie a carico del sistema nervoso centrale; Molmed (Milano), terapie innovative contro il cancro; CTI (Bresso-MI), ricerca sul cancro; progetto Z-Cube (Bresso-MI) di Zambon Group, malattie autoimmuni, allergie infiammazione.
La crescita e la espansione delle aziende in ambito biotecnologico si accompagna alla evoluzione della normativa in tale campo. Finalmente anche in Italia, come per la maggior parte dei Paesi europei, è stata ratificata la Direttiva Europea sulla Protezione Legale delle Invenzioni Biotecnologiche in un quadro complessivo sicuramente difficile e molto discusso. I maggiori problemi legati alla protezione delle invenzioni biotecnologiche riguardano soprattutto la liceità e il confine spesso poco definito tra scoperta ed invenzione. In Italia rispetto al altri Paesi europei rimane comunque esclusa la brevettabilità di qualsiasi uso delle cellule embrionali umane e di qualsiasi uso di linee embrionali staminali. Nella legge italiana, inoltre, la tutela della sequenza nucleotidica del DNA umano la cui funzione deve essere rivendicata in modo specifico è molto più limitata rispetto a quanto generalmente previsto a livello europeo.
Da tutte queste considerazioni emerge che nonostante le difficoltà presenti a livello nazionale esistono i presupposti perchè il nostro Paese diventi molto competitivo a livello europeo ed extra-europeo in ambito "biotech".
Scritto il: 08-12-2006
Oggetto: “STILE ALLA TECNOLOGIA e TECNOLOGIA ALLO STILE” - a cura dei nostri uffici
Gli esperti hanno individuato nel binomio stile e tecnologia la strategia migliore per fronteggiare le difficoltà nascenti dalla globalizzazione del mercato. La formula sembra valere sia per il settore tecnologico che per il settore dei beni a prevalente contenuto estetico. L’olandese Philips, la più grande azienda europea nel settore elettronico, è un esempio di come sia possibile trovare un buon compromesso tra design e alta tecnologia. Oggi l’architetto italiano Stefano Marzano è a capo della Philips Design, cuore creativo del gruppo Philips: sotto la sua direzione 450 esperti dei più vari settori, compresi artisti, filosofi, psicologi, e antropologi, lavorano affinché i prodotti Philips , dai più sofisticati strumenti medicali alle più economiche elettroniche di consumo, siano sempre più semplici e gradevoli per l’utente. La strategia della Philips trova conferma nelle statistiche dello US Patent And Trademark Office: se negli anni ’90 non risulta depositato alcun MODELLO ORNAMENTALE, dal 2002 al 2005 ne sono stati depositati 152! Emblematico è poi il caso della Apple che fin dall’inizio non ha mai trascurato l’estetica dei propri prodotti traendone grandi benefici in termini di immagine e successo commerciale. E a conferma di ciò l’ultimo best-seller di casa Apple , l’ iPod, il lettore mp3 leader indiscusso per tecnologia e design: nel 2005 ne sono stati venduti quasi dieci milioni di pezzi facendo quintuplicare gli utili di casa Macintosh. In ultimo un esempio tutto italiano. La Permasteelisa, azienda di Treviso fondata nel 1973 da Massimo Colomban e oggi guidata da Ezio Pavan, quotata a Milano e a Singapore, ha realizzato le facciate degli edifici più avveniristici nel mondo tra i quali il museo Guggenheim di Bilbao, la Sidney Opera House, il MOMA di New York e in ultimo la torre di Taiwan “Taipei 101”, alta 508 metri. Il segreto di tanto successo: altissima competenza tecnologica e altissima attenzione al design.
Fin qui si è esaminato il caso di imprese tecnologiche che “vanno” verso lo stile. Ma, specularmente, alcune aziende della moda e del design si avvicinano alla tecnologia. Anche per far fronte al fenomeno della contraffazione le aziende del settore hanno cominciato a ricercare soluzioni innovative destinate a prodotti un tempo intesi come solo decorativi. Prada sta studiando tessuti speciali e fibre ad alte prestazioni per i propri capi di abbigliamento. Il CNR – ISMAC di Biella lavora su un trattamento dei filati di lana volto a impedire il formarsi di pelucchi: un processo di deposizione di un film nanometrico di silicone tramite tecnologia con plasma freddo. Nei settori conciario, calzaturiero e tessile si sperimenta la possibilità di inglobare nei materiali usati per l’abbigliamento microcapsule che rilasciano lentamente sostanze utili alle prestazioni del prodotto (durata-resistenza) o a chi lo indossa (antiodoranti-antimicrobici) (ricerche condotte dall’Università Federico II di Napoli). Infine si segnala il caso di Artemide, nota azienda del design italiano specializzata in apparecchi di illuminazione. Fondata nel 1958 da Ernesto Gismondi e Sergio Mazza e avendo raggiunto il successo già dagli anni ’70 e ’80 con prodotti di alta qualità e dal design innovativo, si è trovata nell’ultimo decennio a fronteggiare continue CONTRAFFAZIONI che ne minavano utili e credibilità. Una prima risposta concreta arriva con il progetto “Metamorfosi”, nato nel 1996, e basato su una TECNOLOGIA che consente di ottenere un milione di sfumature di colore registrabili e telecomandabili. Grazie a questa innovazione, Metamorfosi consente di scegliere e creare atmosfere cromatiche differenti corrispondenti ai diversi stati d’animo e alle particolarità dell’ambiente. Gli anni 90 vedono Artemide proseguire l’esplorazione nel campo delle sorgenti luminose, utilizzando tecnologie innovative come ad esempio i LED. Il 2000 si apre con progetto A.L.S.O. che ha l’obiettivo che ha l’obiettivo di accrescere il benessere delle persone integrando la luce con performance quali la filtrazione dell’aria e la diffusione del suono. Da ultimo il progetto My White Light che affronta e risolve la questione dell’illuminazione abitativa tramite fonti di luce capaci di variare dalla tonalità più bianca e fredda dei 20000 K , alla tonalità più gialla e calda dei 2500 °K . Ma tutto ciò è stato possibile grazie ad un apposito NUCLEO AZIENDALE DEDICATO ALLA INNOVAZIONE TECNICA. Collocato a Pregnana Milanese, in provincia di Milano, il Centro di Ricerca & Innovazione Giacinto Gismondi lavora costantemente ad incrementare il livello qualitativo dei prodotti Artemide, anche grazie a costanti collaborazioni con centri di competenza privati e universitari (fonte:www.artemide.com).
*°*°*° “STYLE TO TECHNOLOGY and TECHNOLOGY TO STYLE” – by our offices
Experts have found in the style and technology pair the best strategy to face the problems that rise from market globalisation. The formula seems to be valid both for the technological sector and for that of goods featuring a prevailing aesthetical content. The Dutch company Philips, the largest European company in the field of electronics, is a fair example of how, though producing technological systems, the importance that is attached to the functional and aesthetical components is on the rise. At present, the Italian architect Stefano Marzano is at the had of Philips Design, the creative heart of the Philips group: under his managership, 450 experts of the most various sectors, including artists, philosophers, psychologists and anthropologists are working to make Philips products, ranging from the most complex medical instruments to the cheapest consumer’s electronics, be increasingly simple and pleasant to the final user. Philips’ strategy is confirmed by the statistics of the US Patent and Trademark Office: even though in the nineties no ORNAMENTAL MODEL was filed, from 2002 to 2005 152 such models were filed! An emblematic case is that of Apple which has never neglected the aesthetical character of its products all along since its outset, this policy bringing great benefits in terms of corporate image and commercial success. This is confirmed by the latest best-seller that was born of Apple, the iPod, the mp3 reader which is the undisputed leader for technology and design: in the year 2005 almost ten million pieces were sold, thus increasing fivefold the profit of the Macintosh Company. Last but not least is an Italian case. Permasteelisa, a company based in Treviso that was established in 1973 by Massimo Colomban and is today managed by Ezio Pavan, listed in the Milan and Singapore stock exchanges, made the façades of the most futuristic buildings in the world, among which are the Guggenheim museum in Bilbao, Sidney Opera House, the New York’s MOMA and, last, the Taiwan tower called “Taipei 101”, which is 508 metres tall. The secret of such a great success: very high technological expertise and extreme care for design.
So far we have analysed the case of technological companies that “move” towards style. Anyhow, symmetrically, some companies in the fashion and design segments are getting closer to technology. Also to face the phenomenon of counterfeit, the companies have started searching new solutions intended to apply to products which, at former times, were only meant to be ornamental. Prada is studying special high-performance fabrics and fibres for his garments. CNR – ISMAC of Biella is working on a woollen yarn treatment that is meant to avoid the formation of fluff: a nanometric silicone film laying process through cold plasma technology. The tanning, shoe manufacturing and textile industries are experimenting the possibility to incorporate in the clothing materials some microcapsules that slowly release substances that prove to be useful to product performance (duration-resistance) or to those who wear them (no-smell-antimicrobials) (research run by the Federico II University of Naples). Finally, we have been reported of the case of Artemide, a well-known Italian design company specializing in lighting systems. Founded in 1958 by Ernesto Gismondi and Sergio Mazza and having achieved fame in the seventies and the eighties with high-quality and new-design products, in the last decade it has had to cope with continuous COUNTERFEITING that undermined its profit and reliability. A first tangible answer comes along with the “Metamorfosi” (metamorphosis) project, which was conceived in the year 1996, and is based on a TECHNOLOGY allowing a million recordable and remote-controllable colour shades to be obtained. Owing to this innovation, Metamorfosi allows various chromatic ambiences matching as many moods and background features to be chosen and created. The nineties saw Artemide continue exploring the field of light sources, using innovation technologies, e.g. LEDs. The year 2000 started with the A.L.S.O. project, which was aimed at increasing people’s welfare by supplementing light with performances like air filtration and sound diffusion. Last but not least is the My White Light project, which faces and solves the problem of house lighting through light sources that could change from the whitest and coldest 20000 °K shade, to the more yellow and warmer 2500 °K shade. But all the foregoing was made possible owing to the presence of a dedicated COMPANY TEAM DEVOTED TO TECHNICAL INNOVATION. Based in Pregnana Milanese, in the province of Milan, Centro di Ricerca & Innovazione Giacinto Gismondi /Giacinto Gismondi Research and Innovation Centre) constantly works at increasing the quality rate of Artemide products, also helped by a continuous co-operation with private and university-run expert bodies (source: www.artemide.com).
Scritto il: 08-12-2006
Oggetto: “IL TITOLARE DI UN MARCHIO REGISTRATO NON PUO’ VIETARE IL TRANSITO DI MERCI RECANTI UN SEGNO IDENTICO NEL TERRITORIO DI UNO STATO MEMBRO IN CUI TALE MARCHIO GODE DI TUTELA” – a cura del settore marchi
La Corte di Giustizia della Comunita’ Europea, su ricorso presentato da un Tribunale tedesco, ha fornito l’interpretazione corretta dell’art. 5 nn. 1 e 3 della Prima direttiva 89-104-CEE del Consiglio (21 dicembre 1988, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia dei marchi d’impresa).
La vicenda trae origine dalla controversia tra una società italiana - nota produttrice di abbigliamento e accessori - e una società irlandese: nella fattispecie la società italiana, titolare di un marchio registrato in vari paesi della Comunità Europea ma non in Irlanda, luogo di destinazione finale della merce, cercava di bloccare la consegna della merce in transito attraverso uno Stato membro della Comunità (e cioè la Germania).
Si trattava di merce recante un marchio identico a quello della società italiana e il presupposto per l’istanza del sequestro doganale era che anche il semplice transito della merce nel territorio di un Paese in cui si è titolari di un marchio costituisce violazione dei propri diritti di esclusiva.
La società irlandese sosteneva invece che il mero transito di prodotti non è tale da ledere alcun diritto di marchio.
La Corte, seppur con un’articolata motivazione giuridica, ha sostanzialmente accolto la tesi della società irlandese, fornendo la seguente interpretazione dell’art. 5 sopra citato e cioè il mero transito non costituisce violazione dei diritti del titolare del marchio, violazione che invece sussiste solo laddove si verifichi un’effettiva immissione in commercio nel territorio dello Stato membro di transito.
Scritto il: 08-12-2006
Oggetto: “LE BANCHE ITALIANE SI RIFANNO IL MAKE-UP” – a cura del settore marchi
Le fusioni societarie che hanno recentemente coinvolto alcune banche italiane hanno reso necessario un restyling dell’immagine sociale. Il primo caso è quello di BNL - BNP Paribas SA. La BNL, fondata nel 1913, è il 6° gruppo bancario italiano, fra le prime 60 banche Europee e fra le prime 100 al mondo. La BNL è una banca storica, completamente organizzata in tutti i settori finanziari, diffusa su l’intero territorio nazionale, e con diverse filiali estere. La BNP Paribas è un gruppo bancario di dimensioni decisamente superiori (17° gruppo mondiale), originariamente francese ma da diverso tempo con una struttura finanziaria e logistica internazionale (presente in 85 paesi e in tutti i continenti). Come si vede trattasi di due banche , una più piccola e con una forte identità in Italia, una più grande e con una identità precisa a livello internazionale. Posto che la BNP Paribas SA detiene oggi la quasi totalità del capitale di BNL, si è posto il problema di ricollocare BNL sul mercato italiano con un marchio che tenesse conto delle nuove potenzialità di immagine e finanziarie di BPN Paribas, senza con ciò rinunciare all’appeal del marchio BNL sul territorio Italiano. In particolare si osserva che una sostituzione tout court del marchio BNL con il marchio BNP poteva ingenerare un malcontento nella clientela italiana più “nazionalista”.
La soluzione adottata sembra tener conto delle varie esigenze in gioco e si configura come un IBRIDO BEN DOSATO. Resta la ben nota dicitura (acronimo) BNL; il logo posto alla sinistra e raffigurante una vela nera in campo bianco viene eliminato e sostituito dal logo della BNP raffigurante stelle bianche che si trasformano in rondini , ora circoscritte in uno sfondo verde; ai piedi del nuovo logo e della dicitura BNL, separata da una linea rossa, sta ora la dicitura Gruppo BNP PARIBAS, scritta in caratteri piccoli. Infine, al nuovo marchio BNL si aggiunge il “payoff” (slogan o frase conclusiva dell’annuncio) di BNP Paribas: “La banca per un mondo che cambia”. L’elaborazione grafica è stata eseguita dalla agenzia A&CO secondo le GUIDELINES MONDIALI PER LE PARTECIPATE. Davvero un ottimo lavoro!
Il secondo caso di nuovi marchi bancari è quello generato dalla fusione tra il gruppo bancario olandese Abn Amro e la italiana Banca Antonveneta. Le problematiche connesse al “rebranding” di Antonveneta sono simili a quelle del marchio BNL: una grande banca acquisisce il controllo di un’altra la quale, per quanto completa e storicamente radicata sul territorio italiano, ha dimensioni e potenzialità commerciali minori. Il logo Abn Amro risale al 1990 ed è stato disegnato dalla Landor Associates. A forma di scudo dai contorni squadrati, di colore turchese e giallo, ha un design moderno, eficcace e particolarmente distinguibile. Esso è accostato alla dicitura ANB-AMRO. Il logo Banca Antonveneta risale al 1996 ed è costituito da due contorni quadrati, sopra di colore verde e sotto blu, intrecciati in modo da simulare un “8” (oppure un nastro di Mobius riecheggiante il concetto di “infinito”). Il logo è seguito dalla dicitura BANCA ANTONVENETA in stampatello grigio. Il rebranding design ha generato anche in questo caso un MARCHIO IBRIDO, poco dissimile dal precedente. Rimane dunque il logo di Abn Amro campeggiante alla sinistra. A fianco del logo abbiamo la dicitura Antonveneta, privata della parola “Banca”, scritta in corsivo, e con caratteri grandi. Sotto di essa, in piccolo, la dicitura ABN-AMRO. Anche stavolta la società incorporante cede il proprio slogan all’incorporata: “Making more possibile”.
Osservando questi due casi si deduce che: 1) in generale l’azienda incorporata mantiene il proprio marchio verbale (il nome) e perde invece il logo - 2) normalmente al nome dell’ incorporata si affianca quello dell’azienda incorporante, MA con modalità grafiche tali da non “coprire” assolutamente il nome della prima – 3) è il MARCHIO VERBALE CHE DISTINGUE l’azienda nell’immaginario del cliente, non certo il logo: se sopravvive il nome si ritiene sopravviva anche l’azienda – 4) il cliente della banca incorporata in un gruppo di maggiori dimensioni deve rimanere convinto che la propria banca NON E’ “ESTINTA”, ma che anzi, essendo ora “affiancata” ad un’altra banca importante, essa è ancora più “ATTRAENTE”: a rebranding magic for a double satisfaction!
Il terzo ed ultimo caso è quello della annunciata fusione tra due banche tutte italiane, Sanpaolo Imi e Banca Intesa. La nuova entità bancaria, secondo Corrado Passera, numero uno di Intesa, sarà operativa dal Gennaio 2007, e avrà un marchio unico onde evitare qualsiasi difficoltà per i clienti. In questo caso il rebranding potrebbe portare a soluzioni in parte diverse poiché si tratta di una fusione alla pari, cioè tra società di uguali dimensioni. Decisioni definitive riguardo il rebranding verranno assunte solo quando l’accordo di fusione sarà definitivo e i nuovi organi societari saranno convocati. Da notizie ufficiose pare che il nuovo marchio abbinerà il colore verde e i caratteri della dicitura Sanpaolo e il logo della Banca Intesa (ponte sorretto da archi- o acquedotto). Il nome della super banca dovrebbe essere una crasi delle due diciture : Intesa Sanpaolo.
Scritto il: 08-12-2006
Oggetto: “NUOVE TECNOLOGIE PER COMBATTERE LA CONTRAFFAZIONE” - a cura dei nostri uffici
La Kiian di Luisago (Italy), guidata dall’ ingegnere Harutiun Manoukian, è una società produttrice di inchiostri speciali. Anche grazie a un finanziamento in forma di "private equity" (Capitalia) ha impostato un piano industriale a cinque anni tutto incentrato su RICERCA E INNOVAZIONE. Il centro ricerche di Luisago già collabora attivamente con strutture universitarie tra le quali le Università dell’ Insubria, di Ferrara e l’ INCA (Consorzio interuniversitario chimica per l’ambiente). Tre sono i filoni di ricerca più promettenti: inchiostri e solventi a basso impatto ambientale (bioinchiostri); inchiostri contenenti pigmenti e polimeri nanotecnologici i quali ne modificano o migliorano le prestazioni (nanoinchiostri); e “inchiostri intelligenti” (intelligent inks). Questi ultimi contengono informazioni leggibili tramite appositi sensori e aprono nuove possibilità in ambito di tracciabilità e originalità delle merci. Su confezioni, etichette, imballaggi si può oggi apporre inchiostri termocromatici (thermochromic inks) che cambiano colore con la temperatura – inchiostri fotocromatici (photochromic inks) che cambiano colore se esposti a particolari frequenze luminose – inchiostri elettrocromici (electrochromic inks) che cambiano colore se esposti a correnti elettriche o alte pressioni – e , in fine, i più recenti “inchiostri conduttori” opportunamente addizionati di argento o particelle di carbonio . Gli “inchiostri conduttori” sono sensibili alle radiofrequenze a possono interfacciarsi con i dispositivi di lettura RFID (Radio Frequency Identification): tramite un lettore a radio frequenza sarà possibile rilevare l’origine e gli altri dati idonei a garantire che il prodotto NON E’ CONTRAFFATTO. *°*°*°
“NEW TECHNOLOGIES TO FIGHT INFRINGEMENT AND COUNTERFEITING” – by our offices
The company Kiian of Luisago (Italy), managed by Mr. Harutiun Manoukian, is a manufacturer of special inks. Also following a loan in the form of private equity (Capitalia), it formulated a five-year industrial plan all focused on RESEARCH and INNOVATION. The Luisago research centre is already co-operating with university structures, among which are the Insubria and Ferrara universities, as well as INCA (Inter-University Association of Environmental Chemistry) universities. There are three most promising research tracks: low environmental-impact inks and solvents (bio-inks); inks containing nanotechnological pigments and polymers that modify or improve performance (nano-inks); and “intelligent inks”. The latter contain information that can be read by means of special sensors and open up new possibilities in the fields of goods traceability and originality. Nowadays, on packages, labels, wrapping units thermochromatic inks that change colour following changes in temperature – photochromic inks that change colour if they are exposed to given light frequencies – electrochromic inks that change colour if they are exposed to electric currents or high pressure values – and, finally, the latest “conductive inks” properly charged with silver or carbon particles can be applied. “Conductive inks” are sensitive to radio frequencies and can be interface-connected to RFID (Radio Frequency Identification) readers : through a radio frequency reader, the origin can be sensed along with all other data required to ensure that the product HAS NOT BEEN COUNTERFEITED.
Scritto il: 08-12-2006
Oggetto: “FALLITO ATTENTATO ALLA INFORMAZIONE IN RETE” – a cura dei nostri uffici
In passato il semplice cittadino non aveva modo di diffondere le proprie idee se non apparteneva ad una elite economica (editori) o intellettuale (scrittori, giornalisti). Inoltre, anche pubblicazioni a stampa di modestissima tiratura necessitavano di autorizzazioni e adempimenti burocratici che, di fatto, inibivano qualsiasi volontà espressiva del singolo. Oggi, con internet, chiunque può creare un proprio “giornale” web, un BLOG, ed essere giornalista o scrittore in proprio, e editore di se stesso. Non servono soldi, entrature culturali, appartenenze politiche, permessi amministrativi, appartenenza ad ordini professionali, o riscontri di pubblico “pagante”.
Questa nuova realtà, da alcuni soprannominata “democracy on line”, è di per sé positiva. D’altro canto, l’assenza di filtri alla comunicazione al pubblico può favorire comportamenti più o meno legali. Limitando la nostra analisi al diritto di autore si osserva frequentemente un fenomeno di ri-pubblicazione di testi o parti di testi originariamente scritti o pubblicati da altri. La comunicazione web, nella forma più originaria e intrinseca al mezzo, si può realizzare tramite riferimenti ipertestuali (links): “Tizio” pubblica sul proprio Blog una serie di notizie semplicemente elencando le pagine web altrui (links) ove l’utente potrà leggerle. Più spesso si rielabora materiale scritto su fonti tradizionali (libri, giornali). A volte si riproducono solo parti di articoli di riviste o giornali. Raramente interi articoli. Il giudizio su queste pratiche, astrattamente illegittime, deve tener conto di due elementi: 1. un bilanciamento tra DANNO (lesioni al diritto d’autore) e BENEFICIO (libertà di espressione, comunicazione, informazione); 2. la natura propria di internet, mezzo di comunicazione sostanzialmente diverso da ogni altro mezzo precedente (es. l’ipertesto), natura che deve necessariamente retroagire sull’assetto normativo del copyright. Secondo chi scrive il fenomeno andrebbe letto ( e giudicato) più come RIGENERAZIONE DELLE FONTI che come plagio delle fonti. Lo scontro tra i legalitari del copyright e i libertari di internet si è riacceso dopo la proposta legislativa di Riccardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (*). Tale proposta, collegata alla Legge Finanziaria 2006, modificava in senso restrittivo la normativa italiana sul diritto d’autore. In sintesi, se fosse andata in porto, CHIUNQUE AVESSE RIPRODOTTO, CON QUALSIASI MEZZO, IN TUTTO O IN PARTE, ARTICOLI DI RIVISTE E GIORNALI, AVREBBE DOVUTO PAGARE UN COMPENSO ALL’EDITORE.
La nuova disposizione, per altro dalla lettera pericolosamente vaga e omnicomprensiva, avrebbe di fatto minato la libera circolazione delle idee sul web, ove , come già detto, denaro e burocrazia non dovrebbero entrare.
Fortunatamente, anche grazie ad una protesta, la Commissione Bilancio della Camera ha accettato un emendamento proposto dal deputato Francesco Grillini e ha SOPPRESSO LA NORMA incriminata.
(*) Vedasi a tal proposito l’ art. 32 del D.L. 262 - 3 Ottobre 2006, modificante l’art. 65 della L. 633 - 22 Aprile 1941.
Scritto il: 07-12-2006
Oggetto: “LA COVISOC E LA VALORIZZAZIONE DEL MARCHIO CALCISTICO” - a cura del settore marchi
La Covisoc (Commissione di Vigilanza sulle Società Calcistiche), secondo l’articolo 80 delle norme federali, ha il compito di sorvegliare la gestione economico-finanziaria delle società di calcio professionistiche, al fine di garantire il regolare svolgimento dei campionati. Le verifiche periodiche vengono svolte sulla base dei bilanci annuali e delle relazioni trimestrali presentate dai club. Nel mese di Giugno 2006 la Covisoc è intervenuta per arginare una pratica poco trasparente legata alla CESSIONE DEI MARCHI CALCISTICI. In particolare diversi clubs italiani avevano ceduto il proprio marchio a società create ad hoc e delle quali detenevano il pieno controllo. Successivamente il club pagava alla cessionaria una licenza sul marchio col patto che dopo un certo numero di anni tornasse di sua proprietà. Gli artifici finanziari di questo tipo vanno sotto il nome di “lease back”. Benché tali operazioni non siano di per sé vietate dalla legge, la Covisoc le ha giudicate poco trasparenti e opportune sotto il profilo contabile. Gli incassi, anche molto ingenti, derivanti dalla cessione del marchio sarebbero serviti ripianare i bilanci non proprio “in salute” delle società calcistiche e a evitare che le difficoltà finanziarie autorizzassero il diniego all’iscrizione delle squadre al campionato di calcio. La Covisoc ha dunque espresso un giudizio negativo su operazioni di valorizzazione del marchio calcistico realizzate con tali modalità e ha ritenuto che le plusvalenze di bilancio ottenute per questa via non dovessero essere prese in considerazione. Dopo la posizione assunta dalla Commissione di Vigilanza diverse squadre dovranno tornare sui propri passi e tra queste la Sampdoria che per prima (fine 2005) ha ceduto il marchio per 25 milioni di euro, Ac Milan che ha venduto il marchio a Milan Entertainment Srl per 184 milioni di euro, l’ Inter, la Sampdoria, il Chievo. La As Roma, anch’essa intenzionata a cedere il proprio marchio a una controllata creata ad hoc, è invece tornata in tempo sui suoi passi. Ma non ha rinunciato a valorizzare il marchio tramite una soluzione che per ora non è finita sotto la scure della Covisoc. In pratica la società giallo-rossa rappresentata da Rossella Sensi sta per costituire una società, la “Soccer Sas”, alla quale verrà conferito il RAMO DI AZIENDA comprendente il marchio calcistico e tutte le attività di sfruttamento commerciale ad esso connesse. Socio accomandante sarà la As Roma, mentre l’amministrazione della “Soccer Sas” spetterà alla Brand Management Srl, socio accomandatario. Insomma, dalla cessione del marchio si è passati alla cessione del ramo di azienda, dalla valorizzazione del marchio alla valorizzazione del ramo di azienda. Ma il risultato pare lo stesso: circa 135 milioni di euro di plusvalenza ad una società di calcio. Staremo a vedere cosa ne dirà la Covisoc.
Scritto il: 07-12-2006
Oggetto: “ATTORI CLONATI E DIRITTO ALL’IMMAGINE” – a cura dei nostri uffici
A Torino, alla fine di Ottobre 2006, si è tenuto Virtuality 2006, evento dedicato alla computer grafica, cinema digitale, animazione 3D. Tra l’altro sono state presentate le più recenti evoluzioni delle tecniche di “motion capture”. Tali tecniche digitali consentono di registrare e poi riprodurre a piacimento le fattezze , LE MOVENZE, E LE MIMICHE FACCIALI di un uomo. Attualmente gli uomini “di silicio” sono ancora distinguibili, ma esperti del settore ritengono che a breve i modelli reali riprodotti digitalmente saranno identici agli originali. L’industria cinematografica è la maggiore sostenitrice delle ricerche di simulazione tridimensionale. Hollywood ha già utilizzato attori virtuali, ma per ora limitandone l’uso a scene nelle quali la verosimiglianza totale non fosse necessaria. Ad esempio alcuni stuntmen ed alcune comparse del colossal “Troy” erano generate al computer. Oggi, invece, si profila la possibilità tecnica di scansionare e campionare i corpi umani in modo tanto perfetto da ingannare lo spettatore. Gli attori famosi e i personaggi televisivi di successo, financo quelli deceduti, potrebbero essere sostituiti dai loro SOSIA VIRTUALI. La clonazione dell’immagine umana pone grossi interrogativi giuridici. In particolare ci si chiede se le norme che tutelano il diritto all’immagine siano sufficienti a regolare casi di utilizzo abusivo realizzati con animazioni tridimensionali clonate e ad altissima verosimiglianza. L’analisi deve partire da due considerazioni: 1. entità dell’inganno: il grado di somiglianza del clone digitale 3D può (o potrà) essere tale da ingannare l’osservatore; 2. scollamento assoluto fra immagine e essenza: il clone digitale 3D si differenzia da una riproduzione grafica, fotografica, filmica, poiché è identico all’originale solo nell’immagine e nelle modalità espressive (voce, mimica facciale, postura, etc.) MA NON NEL COMPORTAMENTO: campionato l’originale si potrà fargli fare e dire qualsiasi cosa a modo che l’originale, privato del suo quid esterno percepibile, non agisce egli stesso , bensì viene “agito” da altri a piacimento. Bisogna poi fare due ipotesi. La prima la chiameremo “CLONAZIONE DI PERSONALITA’ ” o “furto di personalità”. Tramite le nuove tecnologie digitali è possibile campionare e riprodurre esattamente la voce, il modo di parlare, le posture, la gestualità, le movenze e le espressioni facciali, di un soggetto. Immaginiamo che tale sottrazione avvenga a danno di un famoso attore e che questi dati vengano poi attribuiti a un corpo diverso creato digitalmente, ovvero al clone virtuale di un differente attore… Non è in gioco il diritto all’immagine in senso tradizionale, bensì qualcosa che più si avvicina al plagio dell’opera altrui. E non varrebbero esimenti collegate alla notorietà del soggetto, all’interesse pubblico all’informazione o al “diritto di satira”. La questione ci pare incentrata su tre punti: legittimità o meno della clonazione non autorizzata - quantificazione della clonazione giuridicamente rilevante – prova dell’avvenuta clonazione . In Italia non esistono disposizioni specifiche per simili ipotesi. Esse andrebbero trattate interpretando opportunamente le norme che regolano il diritto all’immagine : l’art. 10 c.c. ; artt. 96 e 97 L. 633 del 1941 (c.d. legge sul diritto d’autore). Qualche indirizzo si può trovare nella giurisprudenza laddove i giudici hanno inteso reprimere l’utilizzo di sosia o imitatori di personaggi celebri utilizzati all’interno di campagne pubblicitarie (vedasi, tra le altre, Pretura di Roma 18/4/1984, relativa all’utilizzo in una campagna pubblicitaria di accessori tipicamente usati dall’artista Lucio Dalla, e ivi utilizzati per rievocare surrettiziamente la sua immagine). La seconda ipotesi la chiameremo “CLONAZIONE DI IDENTITA’” o “furto di identità”. E’ il caso di riproduzione digitale TOTALE di un soggetto, non solo i suoi tratti di personalità ma anche la sua fisionomia (immagine in senso tradizionale). In prima battuta è applicabile la normativa vigente in materia di “diritto all’immagine”: necessità del consenso dell’interessato, risarcimento del danno economico in caso contrario, risarcimento del danno, risarcimento del danno esistenziale, e del danno morale se l’abuso dell’immagine altrui abbia configurato un reato (sulla risarcibilità del danno morale vd. Cass. n. 5790 del 10/11/1979). Ma molti profili sono atipici. Ad esempio: 1. una volta che un attore abbia ceduto l’insieme dei dati riguardanti la propria immagine questi potranno essere rielaborati a piacimento, perdendo l’attore di fatto il controllo sui modi e i contenuti della propria prestazione recitativa;
2. l’attore virtuale (detto synthespian o vactor) potrebbe essere riutilizzato senza limiti di tempo e in infiniti ruoli differenti; 3. l’utilizzo abusivo (carenza di consenso), specialmente se configurante reati, può avere conseguenze devastanti, sia per l’ indistinguibilità dell’ immagine digitale da quella reale, sia per le infinite varianti che quest’ultima può assumere.
Scritto il: 07-12-2006
Oggetto: “U.E. : AUMENTO VERTIGINOSO DEI SEQUESTRI DI MERCI CONTRAFFATTE”- a cura dei nostri uffici
La Commissione Europea ha reso noto che nel 2005 sono stati bloccati alle frontiere UE ben 75 milioni di articoli contraffatti, dei quali il 60% circa proveniente dalla Cina. In forte aumento la contraffazione della moda italiana (abbigliamento e accessori griffati). Ma a destare allarme è soprattutto l’arrivo sul mercato italiano di falsi prodotti medicinali, dagli antibiotici agli anti-infiammatori, dal Viagra agli anti-concezionali. Gran parte di tali farmaci venivano commercializzati negli spacci alimentari gestiti da extra-comunitari e presentati con confezioni e descrizioni terapeutiche tali ingenerare affidamento rispetto alle proprietà curative indicate. Il fenomeno dei falsi medicinali danneggia l’economia ma soprattutto mette a rischio la salute pubblica. Se le merci contraffatte cinesi o turche sono in parte bloccate alle frontiere U.E., esse entrano indisturbate in molte nazioni. La vendita di falsi è addirittura endemica in Bulgaria. Il mercato di Ilientzi nelle vicinanze di Sofia è il paradiso delle merci contraffatte. Nelle sue 2000 bancarelle si trova di tutto, vestiti, accessori e profumi di tutti i famosi marchi italiani, da Versace a Diesel, e pure falsi orologi Rolex, Patek Philippe, Chanel venduti a 10 €! Gli stessi falsi, purtroppo, sono messi in vendita in alcuni negozi del centro di Sofia, a pochi passi da dove si possono acquistare i prodotti originali. L’Ufficio Brevetti Bulgaro ha iniziato a collaborare con la Commissione Europea e sono già state messe a punto strategie comuni per arginare il fenomeno.
Scritto il: 07-12-2006
Oggetto: “I TOP BRANDS ITALIANI: GLI ULTIMI 5 ANNI” - a cura del settore marchi
Abbiamo confrontato i 100 Top Brands mondiali dell’anno 2001 e dell’anno 2006. Abbiamo utilizzato la classifica annualmente pubblicata da BusinessWeek.com in collaborazione con la nota società di branding “Interbrand”. Tale classifica si basa sul “brand value” calcolato sotto forma di capacità reddituale futura. Conclusioni: 1. I Top Brands italiani sono stabilmente legati ad abbigliamento e gioielleria 2. Essi appartengono al segmento alto (lusso) 3. Benetton, UNICO brand italiano di abbigliamento casual esce dai Top 100 del 2006 (GAP-US scende di 21 posizioni; Levi’s-US scende di 33 posti) 4. Campione dei Top Brands italiani è Gucci , che dal 50° posto 2001 passa al 46° posto 2006 5. In posizione bassa invece il tris Bulgari (95°), Prada (96°), Armani (97°), ma va precisato che, mentre Armani perde 6 posti rispetto al 2001, Bulgari e Prada nel 2001 non erano fra i 100 Top Brands 6. Bulgari, secondo gli analisti, entra in classifica anche grazie alla capacità del proprio marchio di scavalcare il core-business della gioielleria e di generare valore in settori come gli accessori d’abbigliamento o gli hotel di estremo lusso.
La classifica esaminata è certo interessante, ma non rispecchia adeguatamente il successo mondiale del MADE IN ITALY, e in particolare di molti brands italiani che ne sono esclusi. Brands come Ferrari, pur non generando volumi di affari colossali, hanno una riconoscibilità ed una credibilità elevatissima. Una società come la Luxottica Group , non compare nella graduatoria di BusinessWeek. Ciò non di meno essa è leader mondiale nella progettazione, produzione e distribuzione di montature da vista e di occhiali da sole di fascia medio alta e alta, con circa 5.500 negozi in Nord America, Asia-Pacifico e Cina e un portafoglio di marchi propri (es. Ray-Ban) e in licenza (es. Bulgari, Chanel, Prada, Polo, etc.). Nel 2005 il gruppo fondato da Del Vecchio ha registrato vendite nette pari a 4,3 miliardi di euro. E, per fare un ultimo esempio, il Chianti, pregiato vino italiano, pur non essendo un brand vero e proprio, né essendo riconducibile ad una singola entità produttivo-finanziaria, è però percepito come brand: la diffusione mondiale del vino Chianti e la sua indiscussa fama e riconoscibilità contribuiscono alla valorizzazione del MADE IN ITALY forse più che un marchio di gioielli. *°*°*° “THE ITALIAN TOP BRANDS: THE LAST 5 YEARS” – by the brands department
We compared the World’s 100 Top Brands of the year 2001 with those of the year 2006. We used the ranking that is yearly published by BusinessWeek.com in co-operation with the renowned branding company “Interbrand”. This ranking is based on the “brand value” that is calculated in the form of future income power. Conclusions: 1. The Italian Top Brands are firmly linked with the clothing industry and jewellery 2. They belong to the top (luxury) segment 3. Benetton, the SOLE Italian brand of casual clothing leaves the Top 100 of 2006 (GAP-US goes down by 21 positions; Levi’s-US goes down by 33 positions) 4. The Italian Top Brands Champion is Gucci which, from the 50th position in the year 2001 goes down to the 46th position in 2006 5. At the bottom we find the triplet Bulgari (95°), Prada (96°), Armani (97°) instead, but it must be stated that, while Armani loses 6 positions compared to 2001, Bulgari and Prada in 2001 were not listed among the 100 Top Brands 6. Bulgari, according to analysts, also gets into the ranking owing to the power its brand has to step over the core-business of jewellery and produce value in sectors like clothing accessories or top luxurious hotels.
The analysed ranking is no doubt interesting, but it does not appropriately mirror the world success of the MADE IN ITALY style, namely in connection with a fair number of Italian brands that are not listed. Brands like Ferrari, though not producing huge turnover levels, feature extremely high identifiability and reliability. A company like Luxottica Group is not in the BusinessWeek list. Nonetheless, it is a world leader in the design, manufacture and distribution of spectacles frames and sunglasses of the medium-high and high area, with about 5.500 stores in North America, Asia – the Pacific and China, and a portfolio of own brands (e.g. Ray-Ban) and licensed brands (e.g. Bulgari, Chanel, Prada, Polo, etc.). In 2005, the group founded by Del Vecchio recorded net sales equalling 4,3 billion Euros and, to cite our last case, Chianti, a fine Italian wine, though not being a brand properly said, or being referable to one manufacturing-financial unit, is nonetheless felt to be like a brand: the world diffusion of the Chianti wine and its undisputed name and identifiability help to promote the MADE IN ITALY may be more that a jewellery brand.
Scritto il: 07-12-2006
Oggetto: “MARCHI: NOTIZIE FLASH”
Con un comunicato stampa del 31 Ottobre 2006 la Vincenzo Zucchi S.p.A., società quotata presso l’ MTA di Borsa Italiana, leader europeo nella produzione e vendita di biancheria per la casa con più di 350 negozi monomarca nel mondo, ha annunciato di aver rinnovato l’accordo di licenza per produrre e distribuire biancheria per la casa a marchio LACOSTE. Il nuovo contratto estende la licenza a tutto il mondo, mentre in precedenza era limitato alla sola Europa. Notevolissime le prospettive economiche per Zucchi, sia per l’estensione geografica della licenza ottenuta, sia per il crescente prestigio del marchio LACOSTE. (fonte: www.gruppozucchi.com)
Scritto il: 26-10-2006
Oggetto: “IL MARCHIO TRIDIMENSIONALE E I REQUISITI PER LA REGISTRAZIONE”- a cura dei nostri uffici
Accade, non di rado, che i giudici nazionali, prima di emettere una sentenza, si rivolgano alla Corte di Giustizia europea per avere chiarimenti interpretativi su alcune norme della Direttiva europea in tema di marchi: è il caso del marchio tridimensionale sul quale la Corte si è pronunciata con la sentenza 12 febbraio 2004 - c. C218/01).
La questione è sorta dalla richiesta, da parte di una società tedesca, di registrazione in Germania di un marchio tridimensionale concernente una bottiglia per detersivi liquidi per tessuti di lana, di forma allungata, rastremata (cioè ridotta verso l’alto), con un manico incorporato, un’imboccatura relativamente piccola e un tappo a due livelli (che può servire anche da misurino).
La domanda è stata respinta dall’Ufficio competente in quanto trattavasi di una forma usuale per la confezione del prodotto in questione, non indicativa dell’origine del prodotto stesso e priva, pertanto, di carattere distintivo.
Il Tribunale federale, in materia di proprietà industriale, a cui era successivamente ricorsa la società interessata, ha posto alcuni quesiti preliminari alla Corte di Giustizia europea, prima di procedere alla decisione sul caso.
Dall’analisi della normativa europea, la Corte ha rilevato che per quei prodotti aventi una forma intrinseca, che discende direttamente dalle loro caratteristiche, non si pongono problemi di relazione con la confezione degli stessi (come, ad esempio, nel caso dei chiodi che vengono di norma venduti confezionati).
Invece, per i prodotti privi di forma intrinseca è la confezione che conferisce loro la forma (come nel caso dei prodotti granulari delle polveri e dei liquidi).
In questi casi, la confezione, equiparata alla forma, può essere oggetto di una domanda di marchio tridimensionale.
Anche se difficile, non è da escludere che la confezione possa descrivere le caratteristiche del prodotto, fra le quali si può comprendere anche la qualità.
Per quanto riguarda il carattere distintivo del marchio tridimensionale, esso va valutato con riferimento alla percezione che di esso ha il consumatore medio dei prodotti in questione, intendendosi un consumatore normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, che sia in grado, senza ricorrere a particolari confronti e analisi, di individuare la provenienza di un prodotto da una determinata impresa rispetto a quelli di altre imprese.
Infine, il giudizio sul carattere distintivo del marchio va dato secondo gli usi nazionali commerciali, indipendentemente da quelli vigenti in altri Stati, anche se è auspicabile, come indicato nella Direttiva europea, che la registrazione dei marchi nei vari Stati membri possa avvenire, in linea di massima, alle stesse condizioni
Scritto il: 26-10-2006
Oggetto:
Il provvedimento del Tribunale di Venezia (ordinanza del 13 luglio 2005) costituisce una delle prime decisioni, dopo l’entrata in vigore del Codice della proprietà industriale, in materia di modelli industriali ornamentali.
La società C. G. S.r.l., titolare di una serie di modelli ornamentali registrati, concernenti gioielli e monili, ha citato in giudizio la società D. V. O. per contraffazione dei propri prodotti, chiedendo anche l’accertamento della concorrenza sleale a seguito della vendita dei prodotti contraffatti.
Viene precisato che la C. ha chiesto esclusivamente la protezione delle caratteristiche ornamentali dei propri modelli, indipendentemente dai materiali con cui vengono realizzati.
Il Tribunale si è soffermato in particolare sulla nozione dell’utilizzatore informato, cui fa riferimento la legge nel definire il carattere individuale, quale requisito necessario per la tutela del modello.
L’utilizzatore informato è un consumatore che utilizza il prodotto in modo abituale, si tiene aggiornato sull’evoluzione del prodotto stesso con un’attenzione e una diligenza superiore alla media, senza però essere considerato un esperto del ramo.
Pertanto, il modello, oltre al requisito di novità, deve possedere quello del carattere individuale, nel senso che l’impressione generale suscitata nell’utilizzatore informato deve essere diversa da quella suscitata da qualsiasi altro modello divulgato in precedenza.
Per l’accertamento della contraffazione è importante valutare il grado di libertà con il quale l’autore ha potuto realizzare il modello: in proposito,
occorre tener conto anche del grado di affollamento del settore di mercato interessato.
Infatti, quanto più un settore è affollato, minor rilievo acquistano ai fini della contraffazione le piccole variazioni di dettaglio, che però devono sempre avere una certa significatività.
Nel caso in esame, il settore dei gioielli e dei monili è assai affollato, con numerosi prodotti molto simili fra loro, da cui deriva che il carattere individuale deve essere valutato con più elasticità: il Tribunale di Venezia, dopo un’attenta comparazione dei prodotti delle società in causa, ha rilevato che i gioielli della D. V. O. non hanno causato alcuna contraffazione nei confronti di quelli della C. G..
L’assenza di contraffazione di un modello ornamentale non esclude però la possibilità di insorgenza della concorrenza sleale, in particolare per imitazione servile, che si manifesta con l’imitazione di elementi che non sono funzionali o strutturali di un prodotto, ma che hanno una loro caratteristica individualizzante che ne fanno dedurre la provenienza da una certa impresa.
Per la valutazione del grado di concorrenza sleale viene usato il criterio del consumatore medio, che può essere un acquirente occasionale, con una diligenza inferiore a quella attribuita all’utilizzatore informato nel giudicare l’impressione generale causata da un modello.
Nella vertenza in questione, è risultato che i gioielli della C. G., che ha sostenuto fra l’altro onerosi investimenti per il loro lancio, si presentano con colori innovativi, quali il rosa, l’arancio e i blu: anche la D. V. O. ha usato gli stessi colori nel commercializzare i propri prodotti, in modo tale che, usando il criterio del consumatore medio, si ha la stessa impressione d’insieme dei gioielli della società avversaria.
Il Tribunale ha, pertanto, ravvisato gli estremi della concorrenza sleale da parte della D. V. O., ordinandole la cessazione delle vendite e imponendole una penale per ogni eventuale violazione successiva.
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